È morto Francesco Guccini: il nostro ricordo del cantastorie
par Pressenza - International Press Agency
venerdì 7 agosto 2026
Da Eskimo a Piazza Alimonda, senza essere un militante in senso stretto ma rimanendo sempre nel solco dei veri cantastorie, Francesco Guccini ha raccontato un’Italia che non si omologava. Per questo il nostro tributo al cantautore e scrittore emiliano è profondo e sentito.
(Foto di Zuffe, Wikimedia Commons)
Un tempo i cantastorie andavano di paese in paese, di quartiere in quartiere: accompagnati dalla musica, raccontavano le storie popolari ed erano la coscienza profonda delle persone, spesso anche di chi non sapeva né leggere né scrivere.
Nell’era delle case discografiche e della scuola di massa, Francesco è riuscito a mantenere intatta questa cifra identitaria, a non vendersi mai. Come cantava ne L’Avvelenata.
A lui dobbiamo la trasmissione costante di contenuti e posizioni libertarie e anticlericali, mantenute vive anche dopo che il vento del ’68 — che fu alla base del successo della canzone d’autore e della riscoperta del folk — si è progressivamente esaurito. Senza dimenticare il profondo afflato pacifista di brani universali come Auschwitz.
Lo vogliamo ricordare con la forza fiera delle sue parole, come quelle della sua celebre Cyrano:
“Venite gente vuota, facciamola finita
voi preti che vendete a tutti un’altra vita
se c’è, come voi dite, un Dio nell’infinito
guardatevi nel cuore, l’avete già tradito.
E voi materialisti col vostro chiodo fisso
che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso
le verità cercate per terra da maiali
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali.
Tornate a casa nani, levatevi davanti
per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco!
Io non perdono, non perdono e tocco!”
Che le tue ali ci portino ancora lontano dalle ghiande. Ciao Francesco.