Dal Salento, il buon parroco, ’u strazzatu e un pittogramma

par roccob
giovedì 29 maggio 2014

Qualche tempo fa, il parroco di un paese di queste vicinanze, nato, cresciuto e in servizio esclusivamente nel Basso Salento, celebrando la Messa domenicale, ha introdotto la sua omelia con un saggio in dialetto locale così recitante: “U cane se mmina sempre allu strazzatu”. In tal modo, il prevosto intendeva richiamare l’attenzione dei fedeli su un evento sfavorevole occorsogli fra capo e collo.

Ossia a dire che, dopo un precedente ma non lontano guasto all'impianto elettrico della chiesa, costato non poco, in quei giorni era andato in tilt anche l'apparato dei microfoni e altoparlanti e, quindi, ne sarebbe derivato un ulteriore non indifferente onere. Stringendo, il buon curato si affidava alla generosità delle sue pecorelle, sensibilizzandole apertamente a elargire qualche offerta più consistente, sì da poter affrontare l’aggravio finanziario aggiuntivo.

Indubbia e acuta l’abilità del pastore nel cercare di far breccia e raggiungere il suo obiettivo attraverso il ricorso a un vecchio detto popolare, per giunta nella lingua locale: poche parole e però intrise di notevole espressività, grazie al particolare abbinamento di soggetti e alla situazione o azione fra gli stessi intercorrente, l’amico fedele dell’uomo aduso e intento a infierire addosso a un poveraccio. Questo l'antefatto, insolito e colorito, inanellatosi, diciamo così, dal pulpito di una parrocchia.

Guarda caso, il seguito laicamente correlato è che io ho appena partecipato a un work shop sul tema “Rapporto tra visual e open data” e, verso la fine delle lezioni, il docente, un famoso graphic designer, in mezzo a una serie d’immagini proiettate su un grande schermo, ha presentato anche un bellissimo crittogramma, allegato, con la didascalia, giustappunto, “cane che attacca un barbone”. A mio avviso detta scena si coniuga mirabilmente e perfettamente con l'antico saggio in dialetto salentino d’inizio omelia, segnando un’armonica fusione fra parole e immagini, dall'altare di una chiesa di paese a un’aula didattica, per la precisione con docente anglo americano. 


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