Da Marx a Vannacci: il grande inganno del "Monopolio dell’Ovvio"

par Massimo Icolaro
mercoledì 24 giugno 2026

1. Che cos'è davvero il Populismo? (La definizione)

 Il populismo non è "stare dalla parte del popolo", ma è la sfacciataggine di dire l'ovvio per capitalizzare la frustrazione di chi ascolta. È dire che il basso è in basso e l'alto è in alto. Chi potrebbe mai dissentire? Nessuno, nemmeno una bestia. Ma è proprio lì che scatta la trappola: una volta che ti ho convinto che io e te vediamo l'ovvio allo stesso modo, ti chiedo la delega in bianco per gestire il tuo futuro.

2. Karl Marx: Il primo grande demagogo collerico

Il primo a usare questo schema su scala industriale non è stato un politico moderno, ma Karl Marx. Oggi venerato da una sinistra "soft" e da salotto che ne ha fatto un santino laico, l'uomo reale era l'esatto opposto del mitologico difensore degli oppressi.

3. La linea retta fino a Vannacci: Banchettare sui sintomi

Dal "paradiso in terra" di Marx si arriva, per linee dirette e degradanti, al populismo dei giorni nostri, dove spiccano figure come il generale Vannacci e soci. Il meccanismo è identico, cambia solo l'oggetto dell'ovvietà.

4. La fuffa del consenso

Sia il Marx collerico dell'Ottocento sia il Vannacci delle gaffe odierne usano l'indignazione facile per un solo scopo: accumulare consenso personale. Questo consenso, strappato con slogan che persino le specie animali capirebbero, non serve a emancipare l'operaio o a proteggere il cittadino della classe media. Serve come moneta di scambio per sedersi al tavolo del potere, lasciando il "popolino" esattamente dove si trovava prima: fuori dalle mura della piramide, a pagare il conto delle bollette e degli appalti privatizzati.

Il paradosso del "Santino" e l'industria del sospetto

Mentre la sinistra da salotto celebra Marx come il filosofo della liberazione umana, la traduzione pratica della sua ricetta ha generato i più grandi tritacarne della storia umana. Russia e Cina non hanno solo applicato il marxismo; lo hanno industrializzato.

Il legame con il populismo moderno: la distruzione del pensiero critico

 Dal terrore rosso alle gaffe e alle sparate dei populisti odierni alla Vannacci o alla Grillo:

Il meccanismo mentale è lo stesso. Il populismo totalitario di ieri e quello spettacolare di oggi azzerano le sfumature. O sei con il Popolo o sei un nemico del Popolo. Ieri il "nemico" era il borghese, il kulako o semplicemente il cittadino segnalato dal delatore di turno, e finiva al muro. Oggi, fortunatamente, non si fucila più, ma il metodo di distrazione di massa è identico: si addita il "diverso", il migrante, il "buonista" o chiunque non si allinei all'ovvietà del leader, scatenando il linciaggio mediatico e la gogna social.

La tecnica del "Ping-Pong delle Etichette" per snervare l'interlocutore

L'uso delle parole "fascista" o "comunista" ha perso ogni legame con la storia. Oggi sono diventate delle armi di distrazione di massa e di sfinimento psicologico.

Lo scopo profondo: Questa pioggia di accuse lanciate a destra e a manca non serve a discutere, ma a snervare l'interlocutore. Vogliono portarti allo sfinimento, costringerti a difenderti da patenti ideologiche assurde invece di lasciarti parlare dei problemi reali (le bollette, i salari, il parassitismo di chi vive sul nulla). È un Truman Show politico: finché la gabbia mediatica urla "fascista!" e "comunista!", il popolino si distrae, l'intellettuale onesto si stanca e molla la spugna, e la Piramide può continuare a governare indisturbata nella penombra.

L'obiettivo finale, ieri come oggi, non è mai stato l'emancipazione dell'operaio o il benessere del popolino. È sempre stato il controllo totale, la creazione di una nuova casta (la nomenclatura del partito allora, la cerchia magica dei miracolati del voto oggi) che vive sulle spalle di chi produce, protetta da una piramide impenetrabile.

L'Approdo Finale: La Gabbia dei Privilegi e lo "Staff" come Milizia

Il vero capolavoro del populista, di qualsiasi colore o bandiera, si compie quando la propaganda finisce e inizia la gestione del potere. Lo scopo ultimo non è mai stato cambiare il Paese, ma costruire una gabbia d'acciaio di privilegi per sé e per il proprio entourage.

È qui che entra in gioco il cosiddetto "staff": una cerchia ristretta di fedelissimi, portavoce, esperti di comunicazione e assistenti, pagati con soldi pubblici, il cui unico vero lavoro non è produrre qualcosa di utile per la collettività, ma impegnarsi anima e corpo nella continua rielezione del capo. Una vera e propria milizia mediatica che serve a mantenere viva l'illusione nel popolino mentre i leader banchettano nella stanza dei bottoni.

Il Caso Meloni: Dal Populismo all'Ovvietà delle Clientele

In questo schema, la parabola di Giorgia Meloni è esemplare. Prima di arrivare a Palazzo Chigi, ha recitato a lungo la parte della populista d'opposizione, sventolando bandiere identitarie e promettendo miracoli come il taglio delle accise o l'abbassamento drastico delle tasse per tutti.

Una volta seduta al governo, però, la realtà ha messo a nudo la sua, di ovvietà. Abbassare le tasse per le moltitudini è un'equazione impossibile in Italia, per un motivo molto semplice: quelle tasse servono a mantenere in vita le infinite piramidi clientelari – create dalla politica secolare – che continuano a dissanguare i cittadini senza produrre alcun beneficio reale.

La storia personale della Premier descrive perfettamente questo passaggio di consegne:

Chi verrà grazie all'uso dell'arma impropria del populismo non sarà migliore, e ne frattempo un paese sempre piu spopolato e sempre piu vessato da tasse e balzelli avrà finito di sprofondare, non serviranno slogan condivisibili anche dai sassi ad impedirlo.


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