Cyberbullismo e fake-news: il caso di Brigitte Macron
par Eleonora Poli
venerdì 7 novembre 2025
Non è satira, non è libertà di espressione, nemmeno più gossip. Parliamo invece del peso di manipolazioni infondate, di parole e insinuazioni che possono rovinare la vita di una persona, minarne alla lunga equilibrio e autostima, soprattutto se amplificate da strumenti digitali fuori controllo. Quello che oggi accade alla moglie del Presidente della Repubblica francese fa riflettere su come “la macchina del fango” possa colpire nei modi più subdoli, e su quanto siamo tutti vulnerabili.
Bullismo e maldicenze sono sempre esistiti, sosterrà qualcuno, e da sempre colpiscono con la stessa ferocia i potenti della Terra come gli sconosciuti, senza distinzioni di età, classe, status sociale. Fin dai tempi della “Colonna infame”. La differenza rispetto al passato c’è però, ed è grande, perché il bullismo è diventato cyber, viaggia alla velocità dei click e delle dita che scorrono leggere sullo schermo touch dello smartphone. Senza che neppure chi le divulga riesca a spiegarsi esattamente come, le false notizie diffamatorie e le calunnie fanno così il giro del mondo.
Si è svolta la scorsa settimana in Francia l’udienza del processo che vede imputate dieci persone - donne e uomini di età e professioni diverse - denunciate per “cyber harcèlement”, cioè per molestie informatiche, protratte nel tempo, nei confronti di Brigitte Macron, moglie del Presidente della Repubblica. Molestie che ruotano - come ormai tutti sanno – intorno all’assurda tesi complottista secondo cui Brigitte sarebbe nata uomo e avrebbe fatto, non è ben chiaro dove, come e quando, la transizione per diventare donna.
Una goccia cade e nessuno se ne accorge, ma le gocce, colpendo una dopo l’altra sempre lo stesso bersaglio, scalfiscono la roccia. Così è stato: giorni, mesi, anni di una diceria che rimbalza da un social all’altro, da un video a un postcast, dall’Europa agli Stati Uniti; niente più di una voce, un rumeur, tuttavia ripreso e commentato da chiunque, con aggiunta di particolari, presunte prove, osservazioni morbose e cattiverie allo stato puro. Dietro l’alibi di svelare segreti, di mettere a nudo la verità (ma con il più profano obiettivo di ottenere fama e soldi), si sono moltiplicati blogger e influencer che hanno scavato in modo ignobile nella storia familiare e nella vita privata di Brigitte Trogneux Macron, sposata due volte e madre di tre figli, per trovarvi del marcio, per essere i primi a esibire la prova inconfutabile che in realtà era stata un maschio.
La storia va avanti dal 2021 almeno, tra periodi in cui sembra quasi dimenticate e altri in cui ritorna a galla. Al punto che il Presidente Macron e la moglie, in veste di cittadini che subiscono un torto, hanno deciso di passare alle vie legali, vale a dire alle denunce. Un processo si svolgerà negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens; l’altro è quello ora in corso in Francia, dove gli imputati non mollano, non si tirano indietro e non avvertono senso di vergogna; si affidano invece a una difesa che è piuttosto un attacco. I loro avvocati, non potendo certo entrare nel merito della questione, confermando le fake-news di cui i loro clienti si fanno sostenitori e divulgatori, esibiscono a loro favore argomenti quali “la libertà di espressione”, “il diritto alla satira”... Mai parole sono state tanto svuotate di significato.
In fondo, l’autoconvinzione dei cyber-persecutori è quella di essere nel giusto. Chi l’ha detto che non dicano il vero, che non siano “martiri della verità”? Può invece Brigitte Macron dimostrare senza obra di dubbio di essere nata femmina? È così che, in un attimo, si arriva al ribaltamento della realtà, si entra nel mondo parallelo in cui la vittima diventa l’accusata. Il meccanismo non è diverso da quello spesso messo in atto nei processi per stupro, quando la donna che ha subito violenza è lei a dover provare di averla subìta veramente, di non avere provocato, di non essere stata consenziente.
Per restare in Francia, in quest’inversione delle parti aveva rischiato di incorrere Gisèle Pelicot, la signora settantenne che per anni era stata drogata dal marito e costretta ad avere rapporti sessuali in stato di incoscienza con decine di sconosciuti che il consorte stesso contattava su Internet. Gisèle Pelicot aveva avuto un grande coraggio, a portare avanti la denuncia e a seguire in aula le fasi del processo, guardando negli occhi l’ex marito e suoi stupratori; eppure c’è chi ha cercato di farla passare da vittima a complice. La stragrande maggioranza dell’opinione pubblica è dalla sua parte, meno male, ma sicuramente in Francia e nel mondo la macchina del fango, alimentata da uomini e persino da altre donne, continua a lavorare nell’ombra, e a insinuare. Che forse Gisèle era una pervertita, una scambista, che tutto sommato non le dispiaceva... Intanto, anche a lei si deve l’approvazione definitiva, da parte del Parlamento francese, della modifica al codice penale che inserisce la nozione di “consenso” nella definizione di stupro e aggressione sessuale.
La Terra è piatta: contro il nulla di senso non c’è testimonianza che tenga, né umana, né scientifica, né storica. La manipolazione pilotata è più forte di qualsiasi atto di solidarietà e vicinanza. Nel processo americano, sarà quindi Brigitte Macron a dovere dimostrare il suo genere, altrimenti diventerebbe lei colpevole di diffamazione; e vincerebbe Candace Owens che, come gli imputati francesi, potrebbe pretendere addirittura delle “scuse”.
L'assurdo di Camus trova in questa storia una rappresentazione emblematica.
Brigitte, una donna normalissima, addirittura convenzionale nella sua esistenza quotidiana, nata e cresciuta in una città del Nord della Francia dove tutti si conoscono o quasi (Amiens, poco più di 130.000 abitanti), insegnante di liceo, tre figli, già nonna: più o meno questo è il ritratto. Qualcosa aveva però, ad un certo punto, spezzato la linea retta della sua vita di provincia. Verso i quarant’anni lei aveva lasciato marito e famiglia per un altro uomo, molto giovane, un suo ex studente; Emmanuel Macron, che pochi anni dopo avrebbe sposato e poi sostenuto nella sua candidatura all’Eliseo nel 2017. Sta lì l’origine di tutto ciò che a Brigitte (ed Emmmanuel) Macron non è mai stato del tutto perdonato: la relazione, lo scandalo, un amore e un matrimonio così fuori dagli schemi, impossibile da etichettare, tra una donna ormai cinquantenne e un uomo di ventiquattro anni più giovane. Se poi questo è eletto Presidente della Repubblica, e rieletto nel 2022, se nel percorso che dura ormai da otto anni attraversa una crisi politica e un calo di popolarità… Allora il gioco diventa più facile e i complottisti possono trovare terreno favorevole. Molti sentimenti si mescolano, nei detrattori seriali della coppia: incredulità, perbenismo, invidia ai primi posti.
Il cyberbullismo non è però solo frustrazione fine a se stessa. Almeno a certi livelli, è anche politica, ha un risvolto economico e un peso elettorale. Non stupisce che le fake news sessiste contro Brigitte Macron abbiano trovato linfa negli ambienti dell’estrema destra populista. C’è chi è arrivato ad accusarla di “pedofilia”, ovviamente dietro il velo d’anonimato che Internet e i social possono garantire a chiunque pensi di avere qualcosa di imperdibile da comunicare al mondo.
È stata la mossa giusta quella di denunciare, di esporsi direttamente, di portare ancora di più alle luci della cronaca questo clamore, scandalo inesistente circondato da un alone di falso moralismo? Certo la strada intrapresa all’unisono dalla coppia presidenziale è un’arma a doppio taglio, anche psicologicamente, perché nessuno è fatto di ferro o di pietra. Tiphaine Auzière, terza figlia di Brigitte, avvocato, ha testimoniato in udienza quanto questa persecuzione virale stia pesando sulla salute della madre.
È indubbio che, considerata la risonanza del caso, il processo potrà contribuire a una riflessione collettiva sul fatto che le manipolazioni virali possono colpire chiunque, rendendolo fragile e attaccabile. Anche una Prémiere dame. A scuola, sul posto di lavoro, nel giro delle amicizie e della conoscenze: sapere che qualcun altro ha subìto gli stessi attacchi, che è vittima di fenomeni di bullismo simili, che soffre a causa della distorsione dei fatti e della realtà, può fare sentire meno soli. Nei giorni scorsi, il Presidente Macron ha preso di petto il tema anche in un’ottica istituzionale, non solo personale; ha riunito all’Eliseo 200 esperti per aprire un forum di discussione sulla democrazia all’epoca dei social network, con particolare attenzione alla manipolazione delle notizie e ai rischi della disinformazione, soprattutto per i giovani: l’appello è a stabilire una regolamentazione urgente. In gioco c’è il corretto funzionamento della Democrazia, minacciata dal proliferare di fonti non attendibili e fuorvianti che anziché isolate, sono amplificate a dismisura dagli strumenti digitali.
Eleonora Poli