Cuba tra memoria e fututo: conversazione con sua eccellenza l’ambasciatore Leide Ernesto Rodrìguez Hernàndez
par Maddalena Celano
venerdì 17 luglio 2026
Intervista di Maddalena Celano a Sua Eccellenza l'Ambasciatore della Repubblica di Cuba presso la Santa Sede, Leide Ernesto Rodríguez Hernández
I. Sulla dottrina della sovranità nazionale
Il Programa del Moncada non fu soltanto un manifesto di opposizione, ma un progetto di rifondazione nazionale volto a spezzare definitivamente i legami di dipendenza strutturale. Oggi, in un panorama internazionale segnato da tensioni crescenti, in che misura la dottrina della sovranità nazionale, teorizzata originariamente dai martiri del 26 luglio come superamento della condizione coloniale, si sta adattando alle sfide del presente?
La lotta di Fidel e dei giovani che 73 anni fa assaltarono le caserme di Moncada e Carlos Manuel de Cépedes mantiene la piena validità e direi che i rivoluzionari debbano preservare ancora oggi gli stessi obiettivi. Il Moncada fu la continuazione dell'epopea cubana per la libertà, dalle gesta indipendentiste del XIX secolo, alla lotta contro i governi collaborazionisti durante la pseudo-repubblica, fino al rovesciamento della tirannia di Fulgencio Batista, che avevano subordinato in una condizione neocoloniale Cuba agli Stati Uniti in tutti i settori. La Rivoluzione cubana, dal 1959 ad oggi, ha affrontato numerose battaglie per raggiungere e preservare l'indipendenza e la sovranità della patria. Oggi, come mai prima d'ora, Cuba affronta sfide enormi, sia interne che estranee. Gli Stati Uniti, fedeli al loro storico interventismo in questo continente, hanno reagito con ostilità all'esempio che Cuba rappresentava per un emisfero segnato dalla povertà e dallo sfruttamento. La risposta di Washington è stata quella di lanciare una politica di attacco permanente: tentativi di invasione, sabotaggi, terrorismo di Stato e, in particolare, da oltre 60 anni, l'aggressione economica multidimensionale che si estende ad altri paesi e attraverso i quali applica un ferreo blocco energetico, economico, commerciale e finanziario, crudele e genocida, con effetto extraterritoriale, utilizzando il pretesto e la menzogna secondo cui Cuba costituisce una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti e che promuove il terrorismo. Per questo ci inseriscono in una lista spuria e unilaterale di presunti paesi che patrocinano il terrorismo, per mantenere un blocco recrudescente e minacciare Cuba di un'aggressione militare, che comporterebbe un bagno di sangue sia per i cubani che per gli statunitensi. Questo accanimento sostenuto e spietato è paragonabile a un assedio in tempo di guerra. Il generale di esercito Raúl Castro Ruz lo ha definito chiaramente: «Il blocco economico degli Stati Uniti (...) costituisce in realtà una guerra implacabile contro il nostro popolo». Il suo obiettivo è annientare la sovranità e l'indipendenza di Cuba. Questa politica crudele persiste, e l'attuale amministrazione statunitense non ha modificato la propria strategia volta a soffocare economicamente Cuba per provocare disperazione e malcontento interno. Dall'infame memorandum del sottosegretario di Stato aggiunto Lester Mallory del 1960, che proponeva di provocare fame, disperazione e il rovesciamento del governo a Cuba, fino alle più recenti sanzioni contro imprese, istituzioni governative e lo Stato cubano, oltre alle false accuse contro il generale d'esercito Raúl Castro Ruz, tutti i governi degli Stati Uniti, e in particolare l'amministrazione Trump, fin dalle prime ore alla Casa Bianca, hanno mantenuto l'obiettivo di sottomettere con la fame e le privazioni il popolo cubano. Ora insistono su un boicottaggio petrolifero, violando tutte le norme del commercio internazionale e del diritto internazionale. L'aggressione esterna è permanente e colpisce in misura considerevole tutti i settori della società; ma è importante esserne consapevoli e denunciarla in ogni sede possibile, come nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove con grande dignità il nostro ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha denunciato la politica di asfissia economica contro il popolo cubano. Questo non significa che incrociamo le braccia o che attribuiamo tutti i problemi esclusivamente al blocco. Esistono difficoltà interne, errori e carenze che il governo cubano deve affrontare e risolvere con i propri sforzi, insieme al popolo cubano.
II. Sul potere popolare come prassi vivente
Storicamente, il Movimento del 26 luglio ha rappresentato il momento in cui la base popolare ha smesso di essere spettatrice della storia per diventarne protagonista. In che modo l'eredità etica e organizzativa del M-26-7 viene trasmessa alle nuove generazioni, e come si traduce oggi quel modello di democrazia partecipativa nel tentativo di integrare le istanze della società civile nel progetto socialista cubano?
"Un buon esempio è la scelta di Pinar del Río come sede della cerimonia per il 73° anniversario dell'assalto alle caserme Moncada e Carlos Manuel de Céspedes: si tratta di un riconoscimento dello sforzo collettivo dei suoi lavoratori, contadini, intellettuali e giovani, nonché a tutto ciò che è stato realizzato in quella provincia dal Potere Popolare. In un contesto segnato da difficoltà economiche e pressioni esterne, la partecipazione popolare in quella provincia ha dimostrato capacità di resistenza, organizzazione e di compromesso con i programmi prioritari del Paese. Pinar del Río simboleggia oggi la forza del popolo cubano per andare avanti nonostante le avversità, con risultati concreti in ambito economico, sanitario, educativo e ambientale, che giustificano pienamente la sua scelta come sede della celebrazione nazionale del 26 luglio del 2026.
III. Sul ruolo di Haydée Santamaría e la cultura come difesa
La figura di Haydée Santamaría, visionaria architetta della "diplomazia culturale" cubana, ha saputo trasformare l'urgenza rivoluzionaria in una prassi di dialogo intellettuale. In che modo, nella Cuba attuale, la sua lezione continua a influenzare la vostra visione del ruolo della cultura come baluardo contro l'omologazione globale?
Non potremmo mai dimenticarla. Haydée Santamaría è stata una figura chiave della Rivoluzione cubana che, dopo il trionfo del 1959, ha fondato e diretto per due decenni la Casa de las Américas con un profondo significato anticolonialista e antimperialista. Da lì ha intrecciato un solido legame con gli intellettuali e gli scrittori dell'America Latina, trasformando l'istituzione in un rifugio di resistenza anticoloniale e di dialogo; anche con gli artisti che la pensavano o avevano idee divergenti, lei aveva la capacità di ascoltarli, capirli e invitarli all'unità per la Nostra America. Ha reso la Casa de las Américas un ponte fondamentale per la letteratura e l'arte del continente in un momento di assedio politico. Senza aver frequentato i circoli artistici durante il periodo insurrezionale, prima del 1959, diresse l'istituzione con una passione e un'audacia ammirate dal mondo intellettuale. Il suo ruolo nella cultura fu caratterizzato dalla sua sensibilità e dalla convinzione che l'arte fosse essenziale per la libertà dell'essere umano. Si occupava di diffondere la letteratura latinoamericana tra il grande pubblico continentale e mondiale e di compensare gli sforzi degli scrittori e degli artisti più importanti. Haydée è sempre stata così, senza mai dimenticare, nemmeno per un giorno, le atrocità del Moncada e, in particolare, quelle commesse contro suo fratello Abel, nemmeno lui potremmo mai dimenticare.
IV. Sull'eredità dell'internazionalismo
Il sacrificio di Santiago di Cuba aspirava a una dignità umana che ha trovato eco in tutto il Sud Globale. Come riflette la diplomazia cubana su questa eredità, e in che modo l'esempio di coerenza del 26 luglio continua a guidare l'impegno di Cuba nel promuovere il mutuo soccorso tra le nazioni, nonostante le limitazioni imposte dal blocco economico?
L'internazionalismo di Cuba si mantiene come un pilastro fondamentale della sua politica estera e della sua morale rivoluzionaria. Nonostante le gravi ripercussioni del blocco imposto dagli Stati Uniti, l'isola ha dato priorità alla solidarietà internazionale in settori chiave. Da decenni, le brigate di professionisti della sanità cubana offrono assistenza in molteplici paesi in via di sviluppo, raggiungendo persino campi profughi come quelli del Sahara occidentale. Cuba ha condiviso le proprie risorse e le proprie conoscenze scientifiche ed educative con le nazioni del Sud del mondo, distinguendosi in particolare per lo sviluppo e la produzione dei propri vaccini. In situazioni di emergenza sanitaria o di calamità naturali, il Paese ha schierato in tutto il mondo contingenti specializzati di medici e tecnici. L'invio delle sue missioni mediche, culturali, educative e sportive, tra le quali, quelle in diversi paesi della nostra America, dell'Africa, dell'Asia e persino in nazioni sviluppate d'Europa, conferma che la vera grandezza di uno Stato non risiede nella sua potenza economica, ma nella sua capacità di servire gli altri. È da evidenziare che nelle università cubane sono stati formati, a titolo gratuito, circa 40.000 professionisti sanitari provenienti da 138 paesi, compresi giovani statunitensi, a dimostrazione del fatto che la solidarietà cubana non discrimina per razza, religione o ideologia e viene offerta a chiunque ne abbia bisogno. Ad oggi i medici cubani hanno cooperato in più di 160 paesi ed effettuato più di 2.300 milioni di visite, con 24 mila collaboratori attivi. Tuttavia, è parte dell'aggressione degli Stati Uniti contro Cuba la pressione ed il ricatto esercitati affinché i medici cubani abbandonino i paesi in cui si trovano, nonostante la popolazione di quei paesi necessiti di cooperazione medica per risolvere i propri problemi sanitari, con l'unico obiettivo di impedire a Cuba di ricevere i proventi derivanti dai servizi medici offerti in base agli accordi stipulati tra paesi sovrani. Mentre esportano guerra, saccheggi e disuguaglianza, inaspriscono le crisi sanitarie e la fame, la Rivoluzione cubana continua a onorare l'eredità di Fidel: «Più medici e meno bombe».
V. Sulla tenuta del tessuto sociale di fronte alla transizione economica
Il processo di riforme economiche recentemente varato dal Parlamento, pur essendo una manovra di resilienza indispensabile, introduce dinamiche inedite nel tessuto sociale. Non teme che questa necessaria apertura possa, se non rigorosamente presidiata, indebolire la coesione sociale? Quali sono le priorità del governo per garantire che la modernizzazione non si trasformi in una perdita di quella identità peculiare e di quella tenuta morale che rendono Cuba un riferimento imprescindibile per il Sud Globale?
Si corrono rischi inevitabili in condizioni di un blocco brutale e di aggressione da parte degli Stati Uniti in un contesto geopolitico molto complesso, in cui 136 paesi si oppongono chiaramente al blocco, ma gli Stati Uniti continuano con una politica illegale contraria al diritto internazionale, mentre c'è anche un gruppo di attori globali che non si pronuncia e rimane indifferente di fronte alla punizione collettiva inflitta a un intero popolo. Ciò che vogliamo è stato spiegato molto bene dal presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, quando recentemente ha affermato che le attuali trasformazioni economiche sono necessarie per superare la crisi, ma ha ribadito che tali misure non contemplano cambiamenti nel sistema politico. L'obiettivo è perfezionare il socialismo cubano e proteggere le persone vulnerabili, cercando di creare ricchezza economica da distribuire in modo equo. Il contenuto essenziale della trasformazione è la rivendicazione del socialismo. Le trasformazioni affinché abbiano successo dovranno essere accompagnate da un'elevata partecipazione del popolo, nonché delle istituzioni politiche e sociali. L'obiettivo è progredire nello sviluppo delle forze produttive e nella difesa del socialismo, senza abbandonarlo. Senza un'economia forte non è possibile sostenere la giustizia sociale. Per questo motivo, le politiche danno priorità al sostegno diretto alle persone bisognose e vulnerabili, piuttosto che al sostegno generalizzato ai prodotti. Inoltre è necessario progredire verso una maggiore autonomia imprenditoriale e comunale, ridurre l'apparato statale, trasformare la matrice energetica, promuovere gli investimenti stranieri, includendo la partecipazione dei cubani residenti all'estero, oltre a molte altre misure specifiche e riforme del sistema produttivo, economico e finanziario.