Cresce la Fascia degli "Invisibili" Esclusi dai Sostegni
par Bob Caprai
martedì 29 luglio 2025
La povertà alimentare in Italia ha raggiunto livelli allarmanti, coinvolgendo nel 2023 oltre 5,9 milioni di persone, con un aumento di circa 680.000 individui rispetto all'anno precedente. A rivelarlo è il nuovo rapporto "Fragili equilibri" di ActionAid, che accende i riflettori su una realtà complessa e in gran parte sommersa: oltre 4 milioni di famiglie sono oggi a rischio povertà alimentare.
Il dato più preoccupante riguarda la crescente fascia degli "invisibili": persone che, pur non rientrando nelle soglie ISTAT di povertà assoluta, non riescono comunque a garantirsi un'alimentazione adeguata. "La povertà alimentare è strettamente connessa alla fragilità economica, ma non si esaurisce in essa. Pensiamo ad esempio che solo il 40% di chi sperimenta deprivazione alimentare è ufficialmente classificato come povero secondo le soglie ISTAT, a conferma di una crescente vulnerabilità che colpisce anche fasce della popolazione escluse dalle misure pubbliche di sostegno", dichiara Roberto Sensi, Responsabile Programma povertà alimentare per ActionAid Italia.
In un contesto di rincari generalizzati – nel 2023 i prezzi dei prodotti alimentari sono cresciuti del 9,8% – il cibo è diventato la prima voce di spesa su cui le famiglie tagliano. Questa scelta obbligata genera esclusione non solo tra i più poveri, ma anche tra lavoratori e famiglie con redditi medi.
ActionAid sottolinea come la povertà alimentare non sia solo una questione di quantità, ma anche di qualità, varietà, regolarità dei pasti e, crucialmente, del valore sociale e culturale del mangiare insieme. Per comprendere appieno il fenomeno, l'indagine ha utilizzato metriche innovative come la scala FIES (che misura l'insicurezza alimentare attraverso le esperienze delle persone), l'indice DAMS (che combina aspetti materiali e relazionali) e l'indicatore di povertà alimentare relativa basato sui consumi.
La povertà alimentare disegna una mappa dell'Italia ancora profondamente divisa. Le regioni del Mezzogiorno sono le più colpite: Campania (877.000 persone in difficoltà), Puglia (721.000), Calabria (503.000) e Sicilia (540.000) registrano i numeri più elevati. In termini percentuali, la Calabria ha l'incidenza più alta (31,7%), seguita da Puglia (21,3%) e Campania (18,4%).
Tuttavia, il problema non risparmia il Nord: la Lombardia conta oltre 714.000 persone in difficoltà (8,3%), il Venetooltre 396.000 e il Lazio 745.000 (15,2%). Rispetto al 2019, pur essendoci stati progressi in alcune regioni del Sud come Basilicata e Sicilia, il 2023 segna un'inversione di tendenza generale, con un aumento della deprivazione alimentare in tutte le macroaree del Paese.
L'analisi di ActionAid rivela che la povertà alimentare colpisce in modo trasversale, ma con alcune categorie particolarmente vulnerabili:
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Età: Le persone tra i 35 e i 44 anni sono le più esposte, spesso con maggiori responsabilità economiche e familiari, ma senza sufficiente stabilità.
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Condizione lavorativa: I tassi più alti si registrano tra disoccupati, lavoratori precari e persone escluse dal mercato del lavoro.
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Condizione abitativa: Chi vive in affitto a prezzi di mercato è molto più esposto rispetto a chi possiede casa o vive in alloggi agevolati.
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Composizione del nucleo familiare: Famiglie numerose, monogenitoriali o unipersonali sono più colpite a causa di un unico reddito o di entrate non adeguate.
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Background migratorio: Tra le persone di origine extra-europea, il tasso di deprivazione alimentare è del 23,4%, significativamente più alto rispetto ai nati in Italia (10,5%). Le donne migranti che vivono nel Sud Italia risultano tra le più colpite, vittime di disuguaglianze multiple.
La povertà alimentare in Italia si manifesta anche nei comportamenti di consumo: secondo dati ISTAT, nel 2023 il 15,6% delle famiglie italiane (oltre 4 milioni di nuclei) ha speso per il cibo meno della media nazionale, indicando un rischio di povertà alimentare. Questo fenomeno è più accentuato nel Sud, con la Sardegna (27,2%) in testa, seguita da Molise (24,6%), Calabria (21,9%) e Puglia (20,6%). Sorprendentemente, anche regioni del Nord tradizionalmente più solide come il Trentino-Alto Adige (21%) e la Lombardia (17,7%) registrano valori superiori alla media nazionale, evidenziando una diffusione del problema a livello nazionale.
Il rapporto di ActionAid critica l'attuale approccio italiano alla povertà alimentare, che rimane frammentato e prevalentemente assistenziale, limitandosi spesso alla distribuzione di beni di prima necessità. "Non basta aumentare gli aiuti. Serve un sistema pubblico fondato su giustizia sociale, universalismo e partecipazione. Riconoscere il diritto a un’alimentazione adeguata significa uscire dalla logica dell’emergenza e affrontare le cause strutturali del problema. Solo così sarà possibile progettare politiche più eque, inclusive e capaci di restituire dignità e autonomia alimentare a tutte e tutti", conclude Roberto Sensi.
ActionAid chiede un cambio di passo, proponendo: metriche più efficaci per rilevare il fenomeno; il riconoscimento della mensa scolastica come servizio pubblico essenziale; un'effettiva integrazione tra politiche sociali e alimentari; e un rafforzamento del ruolo degli enti locali nella definizione degli interventi.