Crack a Bologna: non perdersi nel bicchier d’acqua dei Fdi
par La bottega del Barbieri
venerdì 5 settembre 2025
Vogliamo dire la nostra opinione sulla discussione che si è aperta; alcuni rappresentanti del gruppo Fratelli d’Italia hanno lanciato accuse prive di qualunque fondamento. Se davvero vogliamo parlare di danno erariale, lo stanno causando loro visto che probabilmente la magistratura dovrà impegnare un po’ di tempo per giungere alla inevitabile conclusione di archiviare.
di Vito Totire (*)
Le ipotesi di illecito o addirittura di reato sono – per chi conosce il “problema delle dipendenze” – del tutto fantasiose. Evitiamo altre ipotesi interpretative della condotta di questo gruppo politico. Veniamo al nocciolo: la iniziativa contestata si colloca nell’alveo della strategia di «riduzione del danno». Sbaglia Paolo Crepet – del quale comunque abbiamo ampia stima – a parlare di «bandiera bianca». Sulla base delle esperienze degli ultimi 50 anni si può dire che gli effetti positivi delle strategie di riduzione del danno sono state a volte scarsi o marginali. Tuttavia la strategia rimane utile e va ulteriormente implementata. Questa strategia viene spesso machiavellicamente utilizzata anche dal potere economico con fini diversi da quelli dichiarati ma su questo avremo modo di approfondire in altre circostanze.
Quando Crepet usa la metafora della «bandiera bianca» sbaglia e forse sorvola su decenni di discussione e di confronto non inquinato da qualche gruppo politico probabilmente alla ricerca di consensi eventualmente anche elettorali. Ci riferiamo in particolare alla affermazione di Thomas Szasz quando sostiene che i neri statunitensi hanno preferito il metadone dei bianchi alla cold turkey proposta da Malcom X.
Certo che la strategia proposta da Malcom X sarebbe la “migliore”. Infatti un nostro sogno sarebbe (se qualcuno ci supportasse economicamente) regalare a tutti i tossicodipendenti, incarcerati e non, la’Autobiografia di Malcom. Dal canto loro la strategia dei Fratelli d’Italia è semplice: la signora Meloni dichiara «la droga fa schifo» e va in visita a San Patrignano, dopo aver parlato a un uditorio che certamente lei merita, quello del Meeting di Rimini.
Dire «la droga fa schifo» equivale più o meno alla usanza dei re francesi di guarire i plebei dalla scrofola e da altro con l’apposizione delle loro mani, L’autorevolezza della fonte (Meloni) agli occhi dei consumatori di crack è così bassa che dopo lo slogan salvifico … qualcuno di loro avrà reagito aumentando le dosi anche se, è auspicabile, non hanno neanche recepito il messaggio.
La questione è: nel mondo ci sono milioni di persone dipendenti da droghe illegali e legali. L’approccio alle dipendenze deve essere sistemico: contrastare tutte le droghe dal crack (illegale) a quelle legali (psicofarmaci, fumo di sigarette, alcool, ecc) .Un approccio per essere sistemico non può fare leva sul solo contrasto nei confronti della offerta ma deve intervenire in maniera massiccia sulla domanda e sul disagio psichico che è a monte di questa. Finora è mancata qualunque avvisaglia di un programma di riduzione della domanda a meno che non pensiamo il cosiddetto «bonus psicologico» possa avere qualche efficacia.
Lo Stato e le istituzioni promettono impegno assiduo oggi contro la cosiddetta «mafia nigeriana». La storia dimostra però che nonostante l’eroico sacrificio di centinaia di persone vittime della criminalità organizzata, da secoli, lo Stato non è ancora venuto a capo della mafia italiana quindi su quella “nigeriana” (siamo certi che le fila non siano comunque tirate da criminali autoctoni?) è difficile aspettarsi risultati migliori. Non c’è dubbio: lo spaccio di crack deve essere contrastato in maniera rigorosa, capillare e sistematica. Si tratta di una sostanza pericolosissima non solo per gli effetti acuti ma anche per postumi (in particolare gravi scompensi psichiatrici) che rischiano poi di trascinarsi per decenni anche per ulteriori errori nelle modalità di presa in carico da parte dei servizi sanitari.
MA RIMANE NECESSARIO E URGENTE LA PRESA IN CARICO DEI SOGGETTI GIA’ DIPENDENTI O VULNERABILI E QUINDI A RISCHIO; APPUNTO PER INTERVENIRE ANCHE SULLA DOMANDA E NON SOLO SULL’OFFERTA.
Nell’ambito di questo programma la strategia della «riduzione del danno» può dare un contributo. Certo potremmo constatare, dopo un certo periodo di osservazione, che gli effetti di riduzione del danno sono stati scarsi (un certo numero di patologie infettive “risparmiate”?) ma ciò non toglie che la strategia sia “buona” e che valga la pena di metterla in campo. Non solo per la riduzione degli effetti collaterali di tipo biologico e infettivo facilmente evitabili ma – anche di più – perché fornisce uno strumento che facilita il contatto e ciò può essere l’anticamera di una presa in carico complessiva che mira alla disassuefazione. La proposta di Giorgia Meloni invece è quella di tappezzare la Bolognina di manifesti con la sua immagine che dice «la droga fa schifo». Gli astuti militanti della fiamma tricolore potrebbero provare (a loro spese) ad affiggere questi manifesti. Poi vedremo che variazione di uso di crack sarà registrato.
A differenza del partito di governo (attuale) riteniamo di avere conoscenza della problematica delle tossicodipendenze e siamo consapevoli che la questione non si risolve con gli anatemi. In passato abbiamo agito in prima persona interventi di riduzione del danno e di presa in carico di giovani farmacodipendenti. Abbiamo “meritato” non encomi o medaglie ma un avviso di reato per presunto «uso non terapeutico» di sostanze stupefacenti ma siamo stati prosciolti in istruttoria senza alcun invio al processo; questo anche a seguito al dialogo instauratosi con i magistrati e i loro consulenti.
Oggi, dopo 45 anni, dobbiamo prendere atto del pressappochismo di una parte del ceto politico (semplice ignoranza ma comunque con una certa dose di sadismo) che prima di parlare senza cognizione di causa farebbe meglio a studiare.
Si indìca invece, entro l’anno 2025, una ISTRUTTORIA PUBBLICA COMUNALE SUL TEMA e, diciamo ai media, si sentano tutte le “campane”.
LA NOSTRA LINEA E’ QUELLA DI MALCOM X … MA NON ABBIAMO LA SUA AUTOREVOLEZZA E NON POSSIAMO NEGARE LA REALTA’ FOTOGRAFATA DA THOMAS SZASZ.
Lavoriamo contro tutte le dipendenze legali e illegali, farmacologiche, chimiche e, perché no, pure quelle “affettive” e psicologiche .
31.8.2025
Bibliografia minima:
- Malcom X “Autobiografia”
- T.Szasz “Il mito della droga”
- C. Olieventstein, “Il ny a pas des toximanes hereux”
(*) Vito Totire è psichiatra e portavoce del Centro «Francesco Lorusso» di Bologna,