Costruire ponti di fiducia, cooperazione e giustizia sociale. Luigi Mosca commenta il percorso di Laura Tussi su FarodiRoma
par Laura Tussi
lunedì 29 giugno 2026
Gli scritti di Laura Tussi, dedicati ai temi della pace, del disarmo, della responsabilità della scienza, dell’educazione e della fraternità universale, trovano un significativo riscontro nelle riflessioni del fisico delle particelle Luigi Mosca. Scienziato di fama internazionale, già direttore del Laboratoire Souterrain de Modane e protagonista di importanti ricerche sulla materia oscura e sui neutrini, Mosca affronta il pensiero dell’autrice mettendone in luce la coerenza tra rigore culturale, sensibilità etica e impegno civile. Il suo contributo offre una lettura scientifica e umanistica dell’opera di Laura Tussi, evidenziando come la conoscenza possa e debba tradursi in responsabilità verso l’umanità, nel rifiuto della guerra e nella costruzione di una cultura della pace.
Cerco qui di fare una recensione di otto articoli tra i più recenti di Laura Tussi su FarodiRoma, recensione assortita di qualche commento più personale.
Questi 8 articoli costituiscono soltanto una piccola parte (circa un centesimo) degli articoli di Laura Tussi pubblicati su FarodiRoma in questi ultimi anni e, cio’ nonostante, investono già tutta una serie di realtà che rappresentano le maggiori sfide che la nostra Umanità si trova a dover affrontare.
Prima fra queste: il nucleare, nelle due versioni, ‘civile’ e militare, tra loro strettamente connesse. Qui l’autrice sottolinea il fatto che il nucleare è di ritorno, il che implica che l’insegnamento di tragedie spaventose come il bombardamento nucleare delle città di Hiroshima e Nagasaki da un lato e quelle delle catastrofi nucleari di Chernobyl e Fukushima dall’altro non viene affatto preso in conto dai leader politici attuali in Italia e nel mondo.
Ma l’autrice non si limita a questa costatazione drammatica sul piano tecnologico e militare: il suo approccio è molto più globale :
“La battaglia contro le armi nucleari e quella contro il ritorno al nucleare (civile) non possono essere separate da una più generale critica del modello di sviluppo dominante. Di fronte alla crisi climatica, alle guerre, alle crescenti disuguaglianze e alla militarizzazione delle relazioni internazionali, occorre affermare con forza che il futuro non appartiene all’atomo, ma alla pace, alle energie rinnovabili, alla cooperazione tra i popoli e alla salvaguardia del Creato.”
Ed ancora : “Ci si dimentica che la sicurezza autentica non si costruisce accumulando strumenti di morte sempre più sofisticati, ma edificando ponti di fiducia, cooperazione e giustizia sociale. Il vero disarmo deve quindi essere prima di tutto culturale e spirituale: un disarmo della mente che precede e rende possibile quello delle testate nucleari e delle armi convenzionali.”
Altri due articoli si focalizzano sul tema, essenziale e complesso, della “governance” :
Innanzitutto la situazione di crisi delle Nazioni Unite, dove l’autrice esprime un approccio che potremmo qualificare di “realistico”, in un mondo che si sta orientando sempre più verso una configurazione multipolare :
“Le Nazioni Unite restano dunque indispensabili non perché siano perfette, ma perché costituiscono l’unico spazio universale in cui l’intera comunità internazionale può ancora confrontarsi. Difenderne il ruolo, contrastarne l’indebolimento e promuoverne il rinnovamento significa difendere la possibilità stessa di una convivenza pacifica tra i popoli.”
Inoltre viene denunciata l’inadeguatezza della classe politica italiana ed europea: “Il filo che unisce politiche sociali, ambiente e geopolitica non è tecnico, ma culturale. È la progressiva difficoltà di una civiltà a riconoscere ciò che la tiene insieme: la competenza, il limite, la responsabilità, la trasmissione del sapere. È qui che il rischio diventa strutturale: non la catastrofe improvvisa, ma la lenta perdita di orientamento. E in questo vuoto, anche le scelte politiche più decisive — dal welfare alla transizione ecologica, fino alla sicurezza internazionale — tendono a diventare frammenti scollegati di una strategia che non riesce più a pensare il futuro come progetto comune.”
E infine una sorta di conclusione che Laura esprime in prima persona :
Di fronte a una crisi che intreccia guerra, ambiente e disuguaglianze globali, non posso che ribadire una convinzione profonda: la nonviolenza non è una rinuncia, ma una scelta di lucidità estrema. Solo la ricostruzione dei legami spezzati, solo una cultura fondata sulla cura, sulla relazione e sulla responsabilità reciproca può impedire che la storia umana si chiuda in una forma di silenzio definitivo. In questa prospettiva, continuo a credere che l’Eros della vita — come forza di connessione e di resistenza alla distruzione — sia oggi l’unico orizzonte possibile per immaginare un futuro.
La mia conclusione è che Laura Tussi va molto ringraziata per questo suo sforzo instancabile e pedagogico nel provocare in ciascuno una presa di coscienza della gravità delle sfide che ci troviamo a dover affrontare e nel proporre delle ‘piste’ per delle strategie di resilienza e di costruzione di un futuro che sia veramente desiderabile per tutte e tutti.
Luigi Mosca