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Cosentino protetto dalla Politica? Salta l’udienza per colpa di un fax

Cosentino protetto dalla Politica? Salta l’udienza per colpa di un fax

par Fabrizio Oliveri
mercoledì 16 marzo 2011

Nicola Cosentino, ex sottosegretario al ministero dell’Economia e tuttora Deputato alla Camera e coordinatore regionale del PDL campano, è stato più volte "salvato" dai colleghi e dagli apparati statali. Cosentino è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, e quattro giorni fa è stato rinviato il suo processo a Santa Maria Capua Vetere per un’inadempienza del Pubblico Ministero o della Cancelleria del Tribunale: non era stato inviato un fax.

È fatto pubblico e notorio che Nicola Cosentino, nato nel 1959 nella tristemente famosa Casal di Principe, politico di spicco dell'area campana per il Popolo della Libertà a cui più volte sono stati affidati incarichi di rilievo e che tuttora è sia Deputato che coordinatore regionale, ha in famiglia altrettanto noti camorristi: infatti il fratello Mario è sposato con Mirella Russo, sorella di "Peppe 'o Padrino", condannato all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa. Giovanni invece, un altro fratello di Nicola, è sposato con la figlia del boss Costantino Diana.

A qualsiasi normale cittadino potrebbe venire il dubbio che Cosentino possa essere in stretto contatto con esponenti della camorra campana, ma siccome si è innocenti fino a prova contraria e i politici italiani sono amanti del "garantismo", parola usata per difendere chi poi è stato condannato veramente (vedi Totò Cuffaro) e che non sarebbe corretto tacciare qualcuno di essere un criminale solo per le scelte fatte dai suoi parenti stretti, il Popolo della Libertà ha pensato bene, pur avendo a disposizione persone insospettabili e senza contatti a rischio, di arruolarlo nelle proprie fila e anche di difenderlo strenuamente. Ma questo perché sono garantisti. Non della liceità e della corretta morale, ma probabilmente dell'impunità e della libertà individuale di fare un po' quel che cavolo ci pare, come dicevano i comici della Dandini.

Adesso Nicola Cosentino è sotto processo, accusato dalla Procura casertana di concorso esterno in associazione mafiosa. Il 10 marzo si doveva celebrare la prima udienza e a seguire quest'evento c'era anche la BBC. La Presidenza del Consiglio del Ministri (l'ufficio pubblico in sé, e non Berlusconi, ci mancherebbe) si è costituita Parte Civile. Ma qualcosa è andato storto: infatti dopo qualche minuto il giudice Guglielmo ha dovuto rinviare l'udienza a distanza di un mese perché questa non era stata notificata all'Avvocatura dello Stato, che per l'appunto rappresenta la suddetta Parte Civile. Che coincidenza. E viene qualche dubbio anche sulla prassi utilizzata: una notifica così importante l'avrebbero fatta via fax. Ma come è noto, un fax non ha valenza legale al pari di una raccomandata o di una e-mail certificata. Ma questo evidentemente la Cancelleria di un tribunale o peggio, un PM, non lo sa. Cosa impedisce di mentire sulla ricezione o meno di un fax? Ai posteri l'ardua sentenza.

Ma a ritardare il proceso a carico di Cosentino o a proteggere lui stesso non ci pensa solo un banale fax, ma una procedura questa volta sicuramente legale, anche se a giudizio di tanti deplorevole: l'immunità parlamentare, che è stata usata senza scrupoli dalla Camera e mai rifiutata da Cosentino. Infatti Nicola Cosentino è stato più volte "protetto" da questo scudo per supercittadini in più occasioni: il Deputato PDL è passato da un'accusa di riciclaggio di rifiuti tossici formulata dall'imprenditore Gaetano Vassallo, che disse di aver versato a Cosentino una tangente di 50 mila euro. A seguito di queste accuse, la procura formulò una richiesta di autorizzazione a procedere contro Cosentino, per la sua custodia cautelare. Questa autorizzazione venne respinta dalla Giunta della Camera. Quindi intervenne la Cassazione, che ribadì la necessarietà della custodia. A questo punto intervenne direttamente Silvio Berlusconi, che respinse le dimisssioni di Cosentino. Ancora una protezione della politica. Ma purtroppo non finisce qui: a scrutinio segreto la Camera dei Deputati negò l'autorizzazione per l'utilizzo delle intercettazioni a carico del politico casalese: ennesima protezione per il supercittadino Nicola Cosentino.

Adesso attenderemo tempi biblici per la sentenza definitiva, e per Cosentino, innocente o meno, probabilmente non vedremo mai il giudizio finale. Anche grazie agli scudi elevati in sua difesa dai suoi colleghi e affini.


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