Corpi Moderni alle Gallerie dell’Accademia
par Giovanni Greto
mercoledì 6 agosto 2025
Si è conclusa domenica scorsa a Venezia una spettacolare mostra che aveva come sottotitolo La costruzione del corpo nella Venezia del Rinascimento. Leonardo, Michelangelo, Durer, Giorgione.
Più di 100 mila persone si sono recate, nei circa quattro mesi di apertura, a visitare una mostra indubbiamente interessante, focalizzata su un’affascinante indagine che riguardava la concezione del corpo umano, che si afferma a Venezia durante il Rinascimento.
Per la precisione, Corpi Moderni ha esplorato il modo in cui, per la prima volta, il corpo è stato concepito quale campo d’indagine scientifica, oggetto di desiderio e mezzo di espressione di sé.
Il Rinascimento segna infatti un punto di svolta, in cui il corpo non è più soltanto una realtà biologica, ma una costruzione culturale, un elemento plasmato dalla scienza, dall’arte e dalle convenzioni sociali.
La mostra, secondo le parole del Direttore delle Gallerie, Giulio Manieri Elia, ha preso vita da un’idea progettuale di Guido Beltramini e Francesca Borgo, che la Marsilio Arte (la più importante casa editrice veneziana, ndr.) partner poi fondamentale nella complessa organizzazione e realizzazione dell’esposizione, ci propose tre anni fa, che abbiamo ritenuto fosse un’opportunità che andava colta, perché affronta un tema di rilevante interesse : la svolta culturale, avvenuta in età di Rinascimento, che porta a una nuova considerazione del corpo – da qui il titolo -, che poi è quella che oggi ci appartiene.
La mostra ha avuto una consistenza di 90 opere eccezionali, alcune delle quali presentate in Italia per la prima volta, tra disegni, dipinti e sculture provenienti dai più prestigiosi musei e collezioni nazionali e internazionali – con capolavori di Leonardo Da Vinci (1452 – 1519) ; Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564) ; Albrecht Durer (1471 – 1528) ; Giovanni Bellini (1427 ca. - 1516) ; Giorgio da Castelfranco, detto Giorgione (1477/1478 – 1510) – accanto a strumenti scientifici, modelli anatomici, libri, abiti, miniature e oggetti di uso quotidiano.
Il percorso era suddiviso in tre grandi capitoli.
Il primo, Anatomia, approfondiva la scoperta del corpo umano come oggetto di studio scientifico e medico, che trova a Padova – grazie soprattutto all’opera libraria De humani corporis fabrica libri septem (1543) del professore di chirurgia e anatomia all’Università di Padova, il fiammingo Andrea Vesalio (1514 – 1564) – e a Venezia due centri di rilevanza europea per la ricerca e l’editoria.
Con l’occasione è tornato a essere visibile al pubblico, dopo sei anni, lo Studio proporzionale di corpo maschile, cosiddetto Uomo Vitruviano di Leonardo, il celebre disegno conservato nella collezione del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell’Accademia, per la prima volta messo in relazione con singolari disegni sul corpo umano. Databile tra il 1490 e il 1497, raffigura un uomo nudo inscritto in un cerchio e in un quadrato e rappresenta il corpo ideale, anche in riferimento a forme geometriche perfette, costruito attraverso misurazioni empiriche.
E ancora, è tornato per la prima volta in Italia dopo 101 anni, Studi per la Sibilla libica (1510 – 1511 ca.) di Michelangelo. E’ un disegno preparatorio per la Cappella Sistina, considerato il più bel disegno di anatomia artistica del Rinascimento ed è preparatorio per la figura della Sibilla nella Cappella Sistina, anche se lo studio avviene su un modello maschile, fatto posare come il Torso del Belvedere, una statuetta realizzata in area veneziana nei primi decenni del XVI°secolo, una delle prime riproduzioni del modello antico, firmato da Apollonios.
Sistema cardiovascolare e origini del torso femminile (“The Great Lady”) è un capolavoro assoluto, - definito la “Monna Lisa” dell’anatomia, proviene dalla Collezione reale inglese di Windsor – che svela l’anatomia dell’interno del corpo femminile.
Fianco a fianco con l’Uomo Vitruviano era posto l’ Autoritratto a corpo nudo (1509) di Durer. Per la prima volta in Italia, l’opera si impone come un atto di radicale esplorazione del sé, un esercizio al tempo stesso rappresentativo e conoscitivo, che presenta il corpo dell’artista come un campo privilegiato di indagine e riflessione : Durer prende coscienza del fatto che non esiste una bellezza assoluta, ma molteplici forme di bellezza relativa.
Per la prima volta, infine, l’Uomo Vitruviano viene posto in dialogo con un rilievo metrologico greco antico (460 – 440 a.C.), innescando una riflessione sul concetto di misura e di ideale, che trova origini antichissime.
La seconda sezione, Desiderio, analizzava la rappresentazione del corpo come oggetto di sguardo e desiderio, tipica di una città di mercanti, quale è Venezia, abituati a valutare le qualità sensuali dei materiali, dalle sete ai vetri, dai mosaici ai manufatti.
Il desiderio del corpo, che assicura discendenza e futuro, è messo in scena da oggetti di ambito domestico e da splendidi ritratti di giovani spose che, nascondendo un seno, invitano a un erotismo regolato, secondo una tradizione iconografica molto diffusa in ambito veneto. Enigmatico, in tal senso, è l’olio su tela di Tiziano Vecellio (1488/1490 – 1576) Ritratto di sposi con testimone, dalla Collezione reale inglese di Windsor, dove il gesto dell’uomo che carezza il seno scoperto dell’amata, è stato solo recentemente interpretato come un atto sche sancisce il legame nuziale.
La terza e ultima sezione, Persona, illustrava come nel Rinascimento il corpo diventi una costruzione, un atto recitato, con trattati quali il libro del Cortegiano (1528) di Baldassarre Castiglione (1478 – 1529), che insegnano a muoversi, a vestirsi, ad atteggiarsi. Vestiti, trattati di chirurgia, accessori di cosmesi e cura del corpo testimoniano la volontà dell’uomo e della donna rinascimentali di trasformare il proprio dato biologico per aderire a standard e modelli sociali che si riflettessero nella loro raffigurazione, attraverso uno specifico inventario di simboli e orpelli che definivano il maschile e il femminile.
Ma la rassegna ha indagato anche l’idea del superamento del corpo stesso, esponendo le protesi meccaniche utilizzate per la prima volta durante il Rinascimento, per sostituire gli arti persi in guerra, oggetti d’ingegno, capaci di imitare forme e movenze del corpo umano, corroborando la concezione del corpo quale campo della sperimentazione, della metamorfosi, della trasformazione.
Il percorso si chiudeva con il confronto tra due dipinti di Giorgione - Ritratto di giovane uomo (1503 – 1516), dal Szépmuvészeti Muzeum di Budapest e La vecchia (1506 ca.), conservata alle Gallerie dell’Accademia - , proponendo un’interessante riflessione sul tempo, che dissolve la bellezza e riduce il vigore della giovinezza a una lontana memoria.
Ne La vecchia, la protagonista dell’opera è una vecchia signora, posizionata al centro della tela. Il capo è coperto da una cuffia bianca, da cui sfuggono pochi capelli. Indossa una veste rosata e ha appoggiato un panno a frange sulla spalla sinistra. Tra la mano e il braccio tiene un cartiglio con la scritta COL TEMPO mentre si indica il petto. La bocca, semiaperta, fa pensare che vorrebbe parlare. Trasmette un sentimento di tristezza, sofferenza e malinconia. I capelli, grigi e spettinati, la fronte rugosa e i denti corrosi fanno capire che il tempo è passato e che la vita è stata dura per lei. La mano fa pensare che l’anziana si stia battendo il petto perché sente di avere una colpa. Somiglia al gesto che si fa in chiesa, durante la Messa, quando si dice “mia colpa, mia grandisima colpa”. L’attenzione si pone sulla lucentezza dei colori chiari scelti per dipingere il volto e gli abiti, in contrapposizione con lo sfondo, la bocca e l’intensità del suo sguardo.
Prima di uscire, il visitatore si imbatteva in uno specchio, quasi a confrontarsi e riflettere su quanto aveva visto.
Per chi non fosse riuscito ad ammirare le opere dal vivo, è consigliabile il prezioso catalogo, che contiene e spiega opera per opera e ben 18 saggi scritti dai curatori e da noti studiosi internazionali e italiani.