Continua lo sciopero di 4mila lavoratori-studenti della Harvard University di Boston
par Ezio Boero
mercoledì 20 maggio 2026
Negli Stati Uniti, centomila lavoratori-studenti universitari (personale dei campus, docenti, borsisti, assistenti di ricerca e ricercatori post-dottorato) sono iscritti a vari Sindacati, ma principalmente a United Auto Workers (UAW).
Ci si potrebbe chiedere perché loro abbiano un contratto di lavoro collettivo e facciano anche sciopero per ottenerlo, o per rinnovarlo. E perché siano iscritti al sindacato dell'auto UAW, uno delle storiche Union nate negli anni Trenta del secolo scorso quando si forgiò con le lotte contro le tre grandi dell'auto (General Motors, Ford e Chrysler, ora in Stellantis).
La ragione è quantomeno duplice: da un lato la rigida separazione di settori del sindacato statunitense, seppur temperata dal fatto che molti di essi sono affiliati alla grande federazione AFL-CIO, è saltata a causa del calo di affiliazioni, a cui si cerca di porre rimedio sindacalizzando qua e là; dall'altro, la notevole partecipazione ad iniziative dal basso ha portato molti giovani al primo lavoro (sovente precario e mal pagato) ad utilizzare un movimento sindacale, spesso asfittico e burocratizzato, come strumento di lotta, portandovi le loro esperienze in varie iniziative dell'ultimo quindicennio come Occupy Wall Street, Black Lives Matter, #MeToo, le primarie di Bernie Sanders nel 2016 e nel 2020 e la campagna Fight for $15 per l’aumento del salario minimo.
Così oggi UAW tessera 600.000 pensionati (specchio della massiccia deindustrializzazione della "cintura della ruggine") e 400.000 lavoratori attivi (così pochi a causa della difficoltà a sindacalizzare le imprese estere che hanno aperto o trasferito produzioni in Messico o nel Sud antisindacale degli Stati Uniti). E di questi 400.000, un quarto oggi sono lavoratori universitari. Nella West Coast, UAW Regione 6, che aveva rappresentato fino a un centinaio di migliaia di lavoratori automobilistici e aerei, il 90% dei suoi membri sono oggi lavoratori delle Università della California, dello Stato di Washington e di altre scuole. Ad est della Nazione, la UAW 9a, che rappresenta i lavoratori nel New England, New York City e alcuni degli stati del Medio Atlantico, conta ancora molti membri che lavorano nelle officine meccaniche, nella costruzione navale e nella produzione leggera, ma la crescita superiore di iscritti è nelle università. E l'ex studente di laurea di storia Brandon Mancilla è passato dall'essere presidente del sindacato UAW presso la Cambridge University alla direzione della Regione 9a all'età di ventotto anni.
La contaminazione tra l'operaio tradizionale e il giovane universitario ha consentito il cambio di dirigenza di UAW all'ultimo congresso, nel 2023, quando l'attuale presidente di UAW, Shawn Fain, vinse il ballottaggio coll'esponente della “vecchia guardia” (appena il giorno prima dello svolgimento della convention che doveva votare le piattaforme delle Big3). Ma dopo il rinnovo di quei tre contratti, la maggioranza si è sfarinata e la tendenza interna UAWD (che per anni ha lottato per la democrazia nel sindacato e ha appoggiato Fain) si è divisa in sostanza tra operaisti e studenti e poi si è sciolta. Rifondandosi con meno aderenti, soprattutto studenti-lavoratori.
L'intuizione di ingresso nel sindacato in un ambito un tempo avulso dalle lotte sindacali: quelle delle università ha comportato e comporta comunque un susseguirsi di vertenze contrattuali e di iniziative pro Gaza nei campus.
E ora, dopo 15 mesi di infruttuose trattative contrattuali con l'amministrazione, 4.000 lavoratori-studenti dell'Università di Harvard (di Cambridge, vicino a Boston, nel Massachusetts) sono in sciopero dal 21 aprile. Lo sciopero, indetto dal sindacato Harvard Graduate Students Union-United Auto Workers (HGSU-UAW), era stato autorizzato (come d'obbligo negli USA prima di indirlo) col 96% dei voti. Le questioni chiave, tenendo conto, che spesso le prestigiose università sono in grandi città dall'altissimo costo della vita, sono gli aumenti retributivi. Ma anche procedure certe per la difesa da molestie, discriminazioni e bullismo, protezione dei lavoratori studenti non statunitensi dalle minacce di interventi dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) nell'ambito delle politiche federali contro l'immigrazione.
Harvard, l'università più ricca del Paese, è in bilico tra gli attacchi politici del governo federale, che vuol metter meno sui contenuti dell'insegnamento; l'aumento del costo della vita a livello nazionale e ora anche gli scandali che collegano funzionari di alto rango di Harvard a Jeffrey Epstein. Il finanziere e condannato per reati sessuali, aveva infatti donato soldi all'Università ben oltre il 2008, quando l'allora rettore Drew G. Faust aveva vietato ai funzionari dell'ateneo di sollecitare denaro all'ignobile figuro. Le carte progressivamente desecretate su iniziativa parlamentare stanno evidenziando che Harvard ha ricevuto da lui più di 9 milioni di dollari e dal 2009 è stato regolarmente iscritto come mecenate dell'ateneo e pure informato dell'utilizzo dei fondi da lui donati. Uno dei quali il “Jeffrey E. Epstein Fund for Women’s Athletics”, prevedeva un contributo di 25.000 dollari per le atlete, preferibilmente di rugby femminile. Ancora nel 2013 risulta che Epstein versasse contributi “diventati sempre più significativi”, mentre funzionari della facoltà hanno infine riconosciuto di averlo incontrato nelle sue case, in carcere o viaggiando sui suoi aerei. Tanto che la facoltà è stata costretta a dichiarare che, a causa dei crimini ripugnanti di Epstein, l’Università si impegna a verificare quanto sia successo negli anni in cui sarebbe già stato vietato avere rapporti con lui.
Col genocidio di Gaza anche Harvard, alla ricerca di contributi economici, anche della forte comunità ebraica (divisa tra sionisti pro-Netanhiau e non; questi ultimi partecipanti delle manifestazioni pro-Pal) è finita nell'occhio del ciclone mediatico e politico per i suoi rapporti con l'amministrazione Netanyau di Israele. Rapporti che il sindacato studenti ha chiesto, come in altri atenei, di rescindere. Considerato anche che l'esercito israeliano aveva distrutto con la dinamite tutte le università di Gaza, come si vede nel film "The Encampments" sulle iniziative pro-Palestina di un altro campus statunitense, quello della Columbia University di New York.
Lo sciopero dei lavoratori-studenti continua in questi giorni con interruzione ad oltranza delle lezioni e cortei interni quotidiani nel campus. Nel caso di trattenuta della retribuzione, il sindacato-madre UAW, verserà, dopo la prima settimana e attraverso un apposito fondo costituito dalle quote sindacali, un contributo alle spese di mantenimento agli iscritti se la persona partecipa concretamente ai compiti dello sciopero (mensa, pubblicizzazione attività, rapporti con la cittadinanza, cortei, ecc.) per almeno 15 ore a settimana. Tre ulteriori sessioni di contrattazione sono previste il 29 maggio, il 9 e il 23 giugno.
Fonti:
H.C.Chiasson - E.A.Spenner, Harvard Promised a ‘Full’ Review of Its Epstein Ties. Its Own Files Reveal What It Left Out, The Harvard Crimson, 8.5
N.A.Ferris, Grad Students Rally Outside Garber’s Home as Strike Enters Third Week, The Harvard Crimson, 11.5
M.Alvarez, Amid Trump attacks and Epstein scandals, 4,000 graduate students strike at Harvard University, The Real News Network, 13.5
https://harvardgradunion.org/hgsu-o...
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