Con questo caldo dicono agli anziani di non uscire di casa. Però li costringono a lavorare fino a 70 anni!
par Gregorio Scribano
venerdì 28 agosto 2026
Caldo africano. Il termometro sfonda i 40 gradi. A 70 anni il caldo ti uccide, ma il lavoro no: benvenuti nell'Italia di Fornero & Soci.
A 70 anni sei troppo vecchio per stare al sole, ma non abbastanza vecchio per smettere di lavorare. Puoi essere considerato “fragile” dalle autorità sanitarie, ma perfettamente “abile” dall’INPS. Devi evitare il caldo, gli sforzi e la disidratazione, ma puoi tranquillamente continuare a lavorare, perché per il sistema previdenziale hai ancora abbastanza energie da spendere.
È il paradosso dell’Italia della Legge Fornero: quando c’è da proteggere la salute sei anziano; quando c’è da andare in pensione, improvvisamente torni giovane.
E così, mentre il termometro supera i 40 gradi e i bollettini sanitari invitano gli over 65 a restare al fresco, lo Stato continua a chiedere loro di restare al lavoro.
Fragile per il caldo. Produttivo per il 'sistema'. Vecchio per la sanità. Troppo giovane per la pensione.
Una contraddizione talmente assurda da sembrare una barzelletta. Peccato che, per milioni di italiani, sia la realtà.
LA LONGEVITÀ È DIVENTATA UNA CONDANNA?
Sia chiaro: sarebbe semplicistico attribuire tutto alla sola Legge Fornero.
Il sistema pensionistico italiano è il risultato di decenni di riforme, governi e scelte politiche. Ma la riforma Fornero è diventata il simbolo di una stagione nella quale l’età pensionabile è stata progressivamente spostata sempre più avanti, trasformando la pensione da diritto maturato dopo una vita di lavoro in un traguardo spostato sempre più avanti.
E mentre in campagna elettorale si prometteva il superamento della Fornero, nella realtà il sistema previdenziale è rimasto sostanzialmente ancorato alla logica dell’innalzamento dell’età pensionabile.
Il principio sembra essere diventato un vero e proprio dogma: se vivi più a lungo, devi lavorare più a lungo.
Ma vivere più a lungo non significa necessariamente poter lavorare più a lungo.
Perché 70 anni non sono uguali per tutti. C’è chi a 70 anni è ancora in forma e può continuare tranquillamente a lavorare. E c’è chi a 60 anni ha già alle spalle quattro decenni di lavoro, turni, stress, sacrifici e problemi fisici e personali.
Abbiamo fatto bene a considerare l’aumento della speranza di vita una grande conquista della società moderna. Ma attenzione a trasformare una conquista in una condanna.
Se abbiamo conquistato anni di vita, non significa automaticamente che dobbiamo consegnarli al mercato del lavoro.
Altrimenti si arriva all’assurdo che la longevità diventa quasi una colpa:
Hai vissuto più a lungo? Devi lavorare più a lungo.
Sei ancora in salute? Ancora meglio: puoi restare al lavoro.
Hai superato i 65 anni? Preparati a continuare.
Poi arriva l’estate. Il termometro supera i 40 gradi. E improvvisamente la stessa persona che il 'sistema' considera perfettamente abile a lavorare viene definita “fragile”.
Deve evitare il sole. Deve evitare gli sforzi. Deve bere. Deve riposare. Deve restare al fresco.
Ma deve continuare a lavorare!
MA QUANTA VITA RESTA DOPO IL LAVORO?
Forse è arrivato il momento di cambiare domanda. Non chiediamoci soltanto: “A che età un lavoratore può andare in pensione?”.
Chiediamoci invece: “Per quanto tempo una persona può lavorare senza compromettere salute, dignità e qualità della vita?”. E ancora: “Quanti anni di vita in buona salute restano davvero dopo il pensionamento?”.
Perché non basta vivere più a lungo. Bisogna poter vivere bene.
Una pensione che arriva quando si è ancora autonomi, attivi e in salute, con la possibilità di viaggiare, stare con la famiglia, coltivare passioni e realizzare desideri, è una cosa. Una pensione che arriva quando il corpo è ormai logorato da decenni di lavoro è un’altra.
La pensione non può diventare il premio di consolazione per chi è riuscito a sopravvivere abbastanza a lungo al lavoro.
65 ANNI: NON UN REGALO, MA UNA SCELTA DI CIVILTÀ.
Per questo, riportare l’età pensionabile a 65 anni sarebbe una scelta di buon senso e di civiltà.
Non significa obbligare tutti a smettere di lavorare a 65 anni. Significa restituire alle persone una possibilità.
Chi vuole e può continuare a lavorare dovrebbe essere libero di farlo.
Ma chi, dopo una vita di lavoro, vuole andare in pensione a 65 anni dovrebbe poterlo fare senza essere considerato un peso per la società e senza subire penalizzazioni.
Questa dovrebbe essere la vera flessibilità.
Perché una società civile non dovrebbe chiedersi soltanto per quanto tempo può utilizzare una persona come lavoratore. Dovrebbe chiedersi quanto a lungo quella persona può lavorare senza sacrificare la propria salute e quanto tempo le resta per vivere davvero dopo il lavoro.
LAVORIAMO DI PIÙ. GUADAGNIAMO DI MENO. ANDIAMO IN PENSIONE PIÙ TARDI.
Ed eccoci al cuore del problema.
L’Italia continua ad avere un’età pensionabile elevata nel confronto europeo, mentre salari e pensioni restano al palo e il carrello della spesa è sempre più vuoto.
Lavoriamo di più.
Guadagniamo di meno.
Paghiamo più tasse.
Andiamo in pensione più tardi.
E alla fine della vita lavorativa rischiamo di scoprire che il tempo rimasto per goderci la pensione sta per scadere!
È questo il modello sociale che vogliamo?
Perché una cosa dovrebbe essere chiara: la pensione non è un regalo dello Stato. È il risultato di una vita di lavoro e di contributi versati.
Non è una concessione. Non è un’elemosina.
È il riconoscimento di una vita lavorativa.
E dovrebbe arrivare quando una persona ha ancora abbastanza salute, energia e autonomia per poter finalmente disporre del proprio tempo.
BASTA FORNERO! 65 ANNI DEVONO BASTARE.
Una vita di lavoro merita una pensione dignitosa. Una persona non deve arrivare alla pensione quando ha ormai consumato tutte le proprie energie.
Firma la petizione per chiedere il superamento della Legge Fornero e il ritorno a un’età pensionabile più equa e sostenibile.
L’Italia è il Paese UE con l’età pensionabile più alta: 67 anni e 6 mesi.
L’Italia è il Paese UE con gli stipendi & le pensioni più bassi.
Lavoriamo di più, guadagniamo di meno…