Cofferati, Landini e Rodotà, fate il vostro mestiere!

par paolodegregorio
venerdì 30 gennaio 2015

Negli ultimi due giorni “il Fatto Quotidiano” ha pubblicato le proposte di Landini e Rodotà che rispettivamente chiedono: “basta con i partitini, sinistra sociale per battere Renzi”, e “serve una opposizione sociale”.

Tutto ciò dovrebbe significare che esiste una volontà accertata nell’arcipelago dei “partitini di sinistra” di sciogliersi, azzerare segreterie e organizzazioni, in nome di un progetto comune. Progetto che paradossalmente non è stato ancora formulato e così si continua, come da tradizione, a mettere il carro avanti ai buoi e a farsi ridere dietro da mezza Italia, come nel caso del governo Prodi costituito da 10 partitini capaci solo di paralizzarsi a vicenda.

Da personaggi come Landini e Cofferati mi contenterei che si cimentassero nel costruire il sindacato unico dei lavoratori, indipendente dai partiti politici. I sindacati oggi spudoratamente con le loro sigle controllano la politica sindacale e dividono profondamente i lavoratori, impedendo qualsiasi iniziativa di difesa dei loro interessi, come si è visto nel cedimento sull’art, 18 con uno sciopero generale di circostanza, rituale e senza alcun effetto.

A Rodotà, in quanto esperto Costituzione, vorrei chiedere il punto di vista sulle modifiche necessarie, soprattutto in materia di legge elettorale che è stata considerata illegale dalla Consulta, in materia di referendum propositivo, in materia di reddito di cittadinanza per dare a tutti i disoccupati un salario minimo in cambio di lavoro socialmente utile, rendendo così concreto il principio che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro e non abbandona i suoi cittadini nella disperazione.

Veder sparire sigle e siglette sindacali e partitiche e unire i lavoratori su singoli obiettivi decisi solo da loro stessi sarebbe una immensa rivoluzione.

Partiti e sindacati hanno portato gli schiavi salariati alla precarietà, hanno assistito passivamente alla delocalizzazione all’estero di decine di migliaia di realtà produttive italiane e per il futuro nessun progetto, se non l’attesa di ulteriori colpi provenienti dalla globalizzazione che non ha ancora dispiegato tutti i suoi malefici effetti, spostando verso il basso salari, sicurezza, diritti, e portando verso l’alto inquinamento, incidenti, malattie oncologiche e disagi mentali.

Chi ci ha portato a questo non può guidare alcun cambiamento e per cambiare non bastano piccoli aggiustamenti, ma bisogna capovolgere il punto di vista: dalle logiche del capitale a quelle del rispetto della vita umana e dell’ambiente.

 


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