“Child Safeguarding” (ovvero tutela dell’infanzia) e “Polo di Mediazione”: come il progetto “Scuola Innovativa” intende dare forza al mandato educativo della scuola
par Kosmopolis - Making of
mercoledì 29 aprile 2026
“Non può esserci rivelazione più acuta dell’anima
di una società del modo in cui tratta i suoi figli.”
(Nelson Mandela)
Che cos’è il Child Safeguarding?
Il Child Safeguarding (letteralmente tutela dell’infanzia) è una responsabilità condivisa che chiama in causa l’intera comunità. Si tratta di un impegno, prima di tutto collettivo, di una società e di un’istituzione nel garantire che ogni persona minorenne sia al sicuro da ogni forma di abuso, maltrattamento, trascuratezza o sfruttamento.
Questo concetto trova il suo fondamento giuridico ed etico nella Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, in particolare attraverso due dei suoi principi cardine: il diritto alla protezione da ogni forma di violenza e sfruttamento e il superiore interesse della persona minorenne, che deve essere la considerazione preminente in ogni decisione, azione o procedura che la riguardi.
A differenza della “protezione” intesa come intervento riparatorio, il safeguarding si muove sul terreno della prevenzione attiva. Significa costruire, insieme, un ambiente in cui il benessere delle persone minorenni rappresenti la priorità assoluta e il presupposto di ogni azione educativa. Per tale ragione, per far sì che il Child Safeguarding diventi una pratica condivisa, la responsabilità collettiva necessita di un chiaro impegno individuale: ogni persona è chiamata a farsi custode attiva del benessere altrui, trasformando i principi della Convenzione ONU in azioni quotidiane di cura e vigilanza.
Perché è così importante?
In un mondo sempre più interconnesso, le sfide ed i rischi per le giovani generazioni sono diventati complessi e multidimensionali. Implementare una strategia di safeguarding efficace significa:
- Prevenire il danno: identificando e mitigando i rischi prima che possano concretizzarsi.
- Responsabilizzare la comunità adulta: fornendo a chiunque operi a contatto con l’infanzia e l’adolescenza gli strumenti per riconoscere tempestivamente i segnali di disagio.
- Tutelare l’integrità istituzionale: una struttura che protegge chi la vive tutela la propria missione educativa e la propria credibilità.
Il ruolo centrale del mondo della scuola e il suo mandato istituzionale
Se l’ambito familiare è il primo luogo di crescita, la scuola è lo spazio abitato in cui il Child Safeguarding diventa per eccellenza impegno collettivo. Ogni istituto scolastico ha infatti un preciso mandato istituzionale: garantire il pieno sviluppo delle potenzialità di ogni studente e studentessa in un contesto protetto, che sia pronto all’ascolto e vigile verso ogni segnale di disagio.
Assumere una cultura di safeguarding significa dare forza e concretezza a questo mandato. Non si tratta soltanto di intervenire laddove esistano dubbi o preoccupazioni circa la sicurezza di una persona minorenne, ma di agire a monte per prevenire eventuali rischi di abuso o maltrattamento. La scuola non è infatti soltanto un luogo di apprendimento, ma un osservatorio privilegiato per diverse ragioni:
- Tempo e Relazione: coloro che insegnano, così come tutto il personale scolastico, sono spesso le prime figure a notare cambiamenti nel comportamento o segni di malessere.
- Cultura del Rispetto e dell’Identità: la scuola ha il potere (ed il dovere) di educare ogni persona minorenne a riconoscere i propri diritti ed a sentirsi libera di esprimere la propria opinione ed identità, imparando a segnalare situazioni improprie in un ambiente non giudicante.
- Uno spazio sicuro per ogni individualità: garantire il safeguarding significa trasformare le aule in “porti sicuri” dove ogni persona, a prescindere dal genere o dall’identità, possa sentirsi protetta sul piano fisico, emotivo e digitale.
Oltre le procedure: un’alleanza educativa con le famiglie
L’adozione della cultura del safeguarding rappresenta una tappa importante nella costruzione di un nuovo patto di fiducia tra scuola e famiglia. Nel momento in cui, ad esempio, un istituto scolastico comunica con trasparenza la propria attenzione alla tutela, il messaggio che ne deriva è semplice e chiaro: la scuola si trasforma in un “alleato” attivo che ascolta e accoglie le preoccupazioni in modo strutturato.
Questo approccio favorisce senza ombra di dubbio la trasformazione della relazione con le famiglie: la trasparenza diventa un antidoto all’ansia, l’ascolto una cura e la gestione (professionale) delle criticità evita il potenziale “passaparola” incontrollato. Una scuola orientata al safeguarding diventa naturalmente un punto di riferimento autorevole, nonché una scelta da favorire ad altre per la comunità del territorio.
Il progetto “Scuola Innovativa”: la tutela come motore di cambiamento sociale
All’interno di questa cornice, il progetto “Scuola Innovativa” rappresenta un modello concreto di come il Child Safeguarding possa contribuire a costruire quei presupposti per una scuola orientata all’apertura, all’ascolto, all’accoglienza… una scuola disposta ad “innovarsi” soprattutto nelle sue modalità di relazione con il territorio.
Il progetto nasce, infatti, da un’alleanza educativa che unisce gli Istituti Comprensivi partner, il Terzo Settore e il Comune di Napoli, per trasformare le scuole in centri di cittadinanza attiva.
All’interno di “Scuola Innovativa”, il safeguarding agisce concretamente per:
- Contrastare la povertà educativa: un ambiente sicuro è il presupposto per permettere ad ogni giovane, anche in contesti complessi, di accedere a opportunità reali di crescita;
- Promuovere la pedagogia dei diritti: mettere al centro i diritti contribuisce a far sì che la comunità studentesca divenga protagonista consapevole della propria tutela e di quella dei propri pari; allo stesso tempo offre al personale docente strumenti, metodologie e pratiche per la partecipazione attiva di studenti e studentesse;
- Superare (o quantomeno ridurre) la segregazione scolastica: rafforzare l’affidabilità delle scuole di quartiere le rende luoghi di eccellenza, capaci di attrarre ed includere a prescindere dalle complessità sociali.
Le buone pratiche di “Scuola Innovativa”: il Safeguarding in azione
Il progetto traduce questi principi in azioni tangibili attraverso strumenti operativi quotidiani:
- Adozione della Child Safeguarding Policy della Coop. EDI Onlus: il Sistema di Tutela del capofila, adottato dal partenariato, diviene asse portante del progetto;
- Team “Tutela” dedicato: 3 figure di riferimento esperte individuate tra EDI Onlus, Pianoterra ETS e Traparentesi APS per garantire l’applicazione delle procedure previste dal Sistema di Tutela adottato e che ogni decisione sia sempre orientata al superiore interesse delle persone minorenni beneficiarie;
- Docenti Referenti: figure di riferimento interne ad ogni scuola, una per ogni ciclo di studio, formate e sensibilizzate per essere i primi punti di ascolto ed attivazione in caso di sospetti o preoccupazioni;
- Formazione estesa: ogni educatore ed educatrice impegnato/a nelle attività riceve una formazione specifica e supporto costante, affinché gli standard previsti dal Sistema di Tutela siano correttamente applicati ed i dubbi chiariti;
- Polo di Mediazione: sportelli di orientamento e ascolto nelle scuole, dedicati alle famiglie (ma a disposizione anche del personale scolastico) per sostenere la genitorialità, supportare negli adempimenti burocratici ed intervenire precocemente nelle situazioni di fragilità;
- Mappatura dei servizi territoriali: uno strumento di consultazione dei presìdi sociali, sanitari, educativi del territorio in cui si realizza il progetto, accessibile tramite sito web e QRcode, al servizio soprattutto di docenti e famiglie.
Verso un “ecosistema” di cura: oltre la segregazione
In ultima analisi, una scuola che sceglie la strada del Child Safeguarding compie un passo decisivo nel contrastare la segregazione scolastica. Troppo spesso, infatti, il fenomeno dell’allontanamento delle famiglie verso altri istituti è alimentato da una percezione di insicurezza, di mancanza di attenzione al benessere dei propri figli e delle proprie figlie, di incapacità a garantire un’istruzione di qualità.
Quando una scuola si apre al territorio come un ecosistema di cura, dove ogni persona è protetta e valorizzata da un impegno costante, la fiducia torna a essere il collante della comunità. In questo modo, l’istituto smette di essere percepito come un luogo “di passaggio” o “di rischio” e diventa un presidio capace di trattenere e attrarre famiglie diverse, senza che la diversità sia percepita come problema, abbattendo quelle barriere invisibili che generano anche reputazioni negative.
In conclusione, “Scuola Innovativa” non ha la pretesa di essere una proposta risolutiva per tutte le complessità che attraversano le scuole ed i nostri territori. È, tuttavia, un esempio di progettualità concreta, dove le attività educative per alunni ed alunne si affiancano a servizi per le famiglie, dove il personale docente è in costante relazione con esperti/e, nella co-costruzione di una “nuova” scuola.
Raffaella Cirillo, EDI Onlus
Focus: l’esperienza sul campo di “Scuola Innovativa”
Approfondimento sulle attività del Polo di Mediazione e dello Sportello scuola-famiglia-territorio, a cura di Federica D’Ambrosio e Cristina Falanga, operatrici di Pianoterra ETS e Traparentesi APS.
Polo di Mediazione: un ponte tra scuola e territorio
All’interno delle scuole interessate dal progetto “Scuola Innovativa”, il Polo di Mediazione e lo Sportello scuola–famiglia–territorio sono prima di tutto un luogo di incontro. Uno spazio in cui chi vive la scuola (famiglie, personale docente e team educativi) può fermarsi, raccontare le proprie difficoltà, fare domande e trovare qualcuno disposto ad ascoltare davvero.
Ogni settimana accogliamo famiglie che cercano orientamento nel complesso mondo della scuola e dei servizi: nuclei familiari che non sanno a chi rivolgersi, che si sentono in difficoltà di fronte a pratiche burocratiche o che semplicemente hanno bisogno di rassicurazione sul percorso migliore per i propri figli e le proprie figlie. Il Polo nasce dalla collaborazione tra due realtà che lavorano in modo complementare.
L’associazione Traparentesi APS si occupa di accompagnare e orientare le famiglie con background migratorio, facilitando la comunicazione con la scuola e supportando chi insegna nell’accoglienza in classe di persone con storia familiare internazionale, in una scuola sempre più aperta alle diversità culturali.
L’associazione Pianoterra ETS si dedica principalmente all’orientamento delle famiglie italiane, sostenendole nell’accesso ai servizi scolastici, sociali e sanitari, aiutandole a comprendere procedure e opportunità spesso percepite come complesse.
Uno degli aspetti più delicati del nostro lavoro è infatti “tradurre” il funzionamento del sistema scolastico e dei servizi. Ciò che per chi opera quotidianamente nella scuola è scontato, mentre per molti nuclei familiari può essere difficile da comprendere. Termini tecnici, moduli, piattaforme digitali, iter burocratici: tutto questo può generare ansia, senso di inadeguatezza e, a volte, allontanare le famiglie dalla scuola. Il nostro compito è proprio quello di ridurre questa distanza, spiegando, accompagnando e costruendo un dialogo più chiaro e sereno tra scuola e famiglia.
Un caso frequente riguarda le famiglie che iniziano a percepire fragilità nel percorso scolastico di figli e figlie, ma non sanno come orientarsi tra dubbi e procedure. In questo contesto, lo sportello diventa una risorsa preziosa anche per il corpo docente: spesso, infatti, è proprio chi insegna a rivolgersi al Polo per richiedere un supporto nel mediare la comunicazione con le famiglie. Attraverso questo confronto, le famiglie possono essere indirizzate verso lo sportello con maggiore serenità, trasformandolo in un ponte sicuro dove trovare risposte concrete e avviare un percorso di accompagnamento condiviso.
Recentemente, M., madre di un ragazzo che frequenta la scuola secondaria, si è rivolta al Polo perché preoccupata per le difficoltà di apprendimento del figlio. Durante il primo colloquio abbiamo ascoltato il suo vissuto, chiarito i dubbi iniziali e spiegato in modo dettagliato i passaggi necessari per avviare il percorso di valutazione, illustrando l’iter burocratico e la documentazione richiesta. Parallelamente, abbiamo orientato la famiglia verso i servizi territoriali competenti per una valutazione specialistica e mostrato come utilizzare il registro elettronico per monitorare l’andamento scolastico e comunicare con il corpo docente. Nel tempo abbiamo mantenuto un contatto costante, accompagnando la madre nel monitoraggio della pratica e aiutandola a comprendere i passaggi successivi.
Questo tipo di intervento non solo facilita l’accesso ai servizi, ma rafforza anche il senso di fiducia della famiglia nei confronti della scuola e delle istituzioni, cosa che si riflette poi nel quotidiano di studenti e studentesse.
Il lavoro del Polo però non si esaurisce nel singolo colloquio: è un lavoro di rete che coinvolge scuola, servizi sociali, servizi sanitari e realtà del territorio. L’obiettivo è costruire percorsi condivisi che mettano al centro il benessere di chi studia e della sua famiglia, valorizzando le competenze di tutti gli attori coinvolti.
In una scuola sempre più multiculturale, questo lavoro assume un valore ancora più significativo: sostenere il personale docente nell’accoglienza di studenti e studentesse con background migratorio ed accompagnare le famiglie nella comprensione del sistema scolastico contribuisce a prevenire incomprensioni, ridurre le disuguaglianze e favorire una reale partecipazione alla vita scolastica.
Il Polo di Mediazione e lo Sportello scuola–famiglia–territorio rappresentano pertanto uno spazio di ascolto, orientamento ed empowerment. Lavorare nella scuola con questi presupposti significa stare accanto alle persone nei momenti di incertezza, offrendo strumenti concreti e supporto continuativo. È un lavoro fatto di relazioni, fiducia e collaborazione tra scuola, famiglie e territorio, capace nel tempo di incidere in modo significativo sul percorso scolastico e personale dell’intera comunità studentesca.
Per chiunque senta la necessità di un confronto, lo sportello resta un punto di riferimento aperto all’accoglienza, all’ascolto ed alla ricerca di soluzioni condivise. Partecipare e informarsi è il primo passo per vivere la scuola come un percorso comune, in cui nessuna persona viene lasciata indietro.
Calendario e Sedi dello Sportello
Il servizio di orientamento e mediazione è disponibile presso i seguenti istituti:
- Lunedì (ore 09:00 – 13:00) presso l’I.C. Casanova-Costantinopoli (Presenza congiunta di Traparentesi APS e Pianoterra ETS).
- Martedì (ore 09:00 – 13:00) presso l’I.C. Mastriani-Bonghi – a plessi alternati (Presenza di Traparentesi APS).
- Mercoledì (ore 09:00 – 13:00) presso l’I.C. Mastriani-Bonghi – a plessi alternati (Presenza di Pianoterra ETS).
- Giovedì (ore 09:00 – 13:00) presso l’I.C. Moricino-Borsellino – plesso Borsellino (Presenza congiunta di Traparentesi APS e Pianoterra ETS).
Mappatura Servizi Territoriali: (Click sull’immagine per aprire la mappa)