Checco Zalone promuove la salute pubblica?
par La bottega del Barbieri
venerdì 23 gennaio 2026
“Buen Camino“, oltre a fare record di incassi, è stato indicato da Maria Rosaria Campitiello, del Ministero, come un utile strumento di promozione della salute. Ma per la ragione sbagliata.
di Roberta Villa (*)
Premetto subito, a costo di scandalizzare qualcuno: non sono una detrattrice di Checco Zalone. Anzi, mi fa morire dal ridere, e credo che alcuni dei suoi film, come “Quo vado?”, si siano del tutto meritati lo straordinario successo che hanno avuto. Capisco che possa irritare la spudoratezza con cui rappresenta i lati peggiori di noi, fingendo di rivendicarli come legittimi, senza vergogna, ma proprio per questo costringe a vederli, mettendo il dito nella piaga senza pietà e senza autoassoluzioni. Parere mio, eh.
Detto questo, purtroppo non sono ancora riuscita a vedere il suo ultimo film, “Buen Camino”, mancanza a cui cercherò di rimediare, non solo per quanto scritto sopra, ma anche per il soggetto di questa pellicola, cioè il Cammino di Santiago. Per quei pochi che non lo sapessero, si tratta dell’antico percorso – anzi, dei vari percorsi – , che nell’antichità portavano i pellegrini fino al Santuario di Santiago di Compostela, dove, secondo la tradizione, sarebbero conservati i resti di San Giacomo Apostolo.
La città spagnola, oggi capitale della Galizia, era un tempo considerata un ultimo baluardo della civiltà prima della “finis terrae”, fine della terra, che si affacciava sull’Oceano Atlantico. I tragitti che attraversano l’Europa per raggiungere il Santuario sono stati poi oggi riscoperti e rivalorizzati anche dal punto di vista culturale, e vengono percorsi ogni anno, di solito a tratti, da migliaia di persone, anche senza alcuna motivazione religiosa.
Ecco, tutto questo per dire che riuscire ad affrontare almeno un tratto di Cammino della durata di una settimana (ma magari, chissà, anche di più) è l’obiettivo a lungo termine del mio tentativo di tornare in forma, anzi, in forma migliore di prima, iniziato l’anno scorso, circa di questi tempi.
Piccoli cambiamenti facili da mettere in pratica e mantenere nel tempo producono maggiori vantaggi di buoni propositi più ambiziosi, ma a cui è più difficile tenere fede.
Cercando, senza troppa costanza né diete particolari, solo di essere un po’ meno sedentaria e camminare ogni volta che riesco, in autunno ero arrivata a perdere 8 chili in 8 mesi, un calo non troppo dissimile da quello che si può ottenere con i farmaci. Nelle ultime settimane ho ripreso qualcosa, ma sono comunque restata sotto il livello dell’anno scorso. Ed è il primo anno, da molti anni, che l’ago della bilancia non sale. Per me già questo è un grandissimo risultato, soprattutto perché da quando mi muovo (sto parlando di andare a piedi alla stazione, fare una passeggiata di buon passo lungo il fiume, niente di particolarmente impegnativo) mi sento molto meglio. Mio figlio Nicolò mi ha molto incoraggiato in questa direzione. Dice che nessuno gli dà mai retta, ma non è vero: io lo ascolto sempre, e anche questa volta, come spesso accade, ha avuto ragione.
Grandi benefici per piccoli cambiamenti
Piccoli cambiamenti facili da mettere in pratica e mantenere nel tempo producono maggiori vantaggi di buoni propositi più ambiziosi, ma a cui è più difficile tenere fede. Lo conferma ora anche uno studio appena messo online da Lancet, secondo cui bastano 5 minuti al giorno di attività da moderata a intensa (ballare un paio di canzoni o fare le scale, se vivi a un piano alto), per ridurre del 6% la mortalità della fascia di popolazione più inattiva. Se poi si esclude quel 20% di persone che già svolgono un esercizio intenso e regolare, per le quali un piccolo incremento come questo fa poca differenza, il vantaggio sulla mortalità arriva al 10%. Il dato è emerso dall’analisi di studi che facevano uso di device (banalmente, uno smartwatch o un pedometro) per misurare l’attività fisica effettivamente svolta da oltre 40.000 partecipanti in Svezia, Norvegia, Stati Uniti.
Insomma, camminare di buona lena è un ottimo strumento di #buonaprevenzione, per cui il film di Checco Zalone si presterebbe a essere utilizzato per promuovere la “moda”, se così la vogliamo chiamare, di “cammini”, più o meno lunghi, più o meno impegnativi, che ormai sono stati segnalati in tutta Italia: camminare, per mezz’ora o un’intera giornata, fino ai giardinetti o in un trekking di montagna, è infatti il tipo di attività fisica più modulabile per sforzo e durata, alla portata di quasi tutti, sia per età, sia per forma fisica. Ed è gratis.
Si può promuovere la salute facendo ridere?
Non credo certo che Zalone volesse promuovere sani stili di vita scegliendo di ambientare la sua storia in questo contesto. Eppure, anche durante la pandemia si era fatto protagonista, sempre a modo suo, di un’altra iniziativa di #buonaprevenzione. Nella primavera del 2021, quando era importante favorire le campagne di vaccinazione anti-covid, soprattutto per gli anziani, uscì con la canzone “La Vacinada”. Come ci si può aspettare da lui, il testo era irriverente, e ha fatto storcere il naso a qualcuna perché sembrava irrispettoso nei confronti della coprotagonista del video ambientato in Salento, una invece molto divertita Helen Miller, resa attraente nonostante l’età proprio perché “immunisada”.
Allora pensai che il Ministero avrebbe dovuto appropriarsene, e trasmetterlo in tv.
Da sempre personaggi famosi sono stati usati per campagne di promozione della salute. Si dice per esempio che la diffusione della foto in cui Elvis Presley, nel 1958, veniva vaccinato contro la polio, contribuì moltissimo alla vittoria contro la malattia negli Stati Uniti. Ma, tolte forse le fasce più anziane, il taglio comico e dissacrante mi sembra che parli più facilmente al disincantato pubblico di oggi.
Per esempio io adoro la campagna “Help a Dane”, rivolta ai popoli dei Paesi più caldi perché aiutino i turisti danesi a proteggersi dal sole. A tratti esilarante, eppure serissima, e di provata efficacia. Sicuramente te ne ho già parlato, altrimenti la trovi qui.
Guarda anche il video satirico di Noah Wyle, attore protagonista di The Pitt, e in passato di ER, che prende in giro la pseudoscienza e la gestione della salute da parte dell’attuale Amministrazione. L’attore precisa più volte che, pur avendo recitato la parte di un medico di pronto soccorso in due importanti serie televisive, lui non ha alcuna competenza nel campo. Eppure, dice, “fa le sue ricerche”, e così ha scoperto che latte e pollo crudo frullati sono una combinazione salutare, che le antenne 5G causano covid e che il vaccino contro il morbillo danneggia i bambini.
Alla fine della clip, realizzata per il programma televisivo statunitense Jimmy Kimmel Live, Wyle riceve una telefonata dal presidente Trump, che lo chiama a dirigere i Centers for Disease prevention and Control, i CDC di Atlanta. E allora si convince che forse sì, è davvero un esperto di medicina. Ogni riferimento all’attuale Segretario alla Salute Bob F. Kennedy Jr e agli altri “esperti” nominati ai vertici della sanità statunitense negli ultimi mesi è ovviamente del tutto casuale.
Prostatite, tumori e impressioni diventate dati
Ma torniamo a Checco Zalone. Se non è per l’invito a camminare che il comico ha ricevuto il plauso delle istituzioni, che cosa ha fatto dire a Maria Rosaria Campitiello, capo del dipartimento della Prevenzione, Ricerca e Emergenze Sanitarie del Ministero della Salute, che “dal film di Zalone arriva un forte impatto sulla prevenzione”?
La dichiarazione è arrivata nel corso del convegno ‘Promuovere la salute, educare alla prevenzione: il ruolo condiviso contro l’Hpv’ che si è tenuto nei giorni scorsi all’Istituto superiore di sanità. La dirigente del Ministero ha preso spunto dall’intervista rilasciata ad Adnkronos Salute da Vincenzo Mirone, responsabile dell’Ufficio Pazienti della Società Italiana di Urologia, secondo cui il successo di “Buen Camino” avrebbe determinato un aumento delle “visite urologiche di prevenzione per il tumore della prostata”.
Ora, partiamo dal presupposto che né le linee guida dell’American Urological Association, né quelle della European Association of Urology fanno cenno alla necessità di visite periodiche per la diagnosi precoce di questo tumore, in assenza di sintomi. Al limite si discute dei pro e contro dello screening con PSA, di cui ti parlavo qua, qualche settimana fa, non di raccomandare una visita specialistica periodica a tutta la popolazione sana. Ciò significherebbe trasformare liste d’attesa già inaccettabilmente lunghe in un terno al lotto in cui incontreranno il medico solo i più fortunati. A meno che si faccia un discorso di mercato, e si parta dal presupposto che l’aumento della richiesta porti ad alzare i prezzi di consulti che solo i più abbienti potranno permettersi, ovviamente nel privato, indipendentemente dalla serietà dei loro sintomi.
Leggo da Wikipedia, non avendo visto il film, che il protagonista aveva sintomi importanti, e che per questo la figlia (leggo dalla trama) lo porta (giustamente) dal medico. Sempre da quel che leggo mi pare che forse l’intervento sia stato un po’ banalizzato nel film (ma ci sta, non è un documentario), così come mi sembra che si faccia un po’ di confusione tra la “Prostata enflamada” di cui canta il comico e il tumore, che non è certo una prostatite.
Fatti questi distinguo, è proprio nel suo messaggio essenziale che la dichiarazione dell’urologo italiano suona contraddittoria: “Non abbiamo ancora dati numerici precisi – spiega Mirone -, ma parlando con colleghi di diversi centri sul territorio, dopo l’uscita del film riscontriamo un incremento delle visite urologiche preventive. Non escludiamo di avviare presto un’indagine per misurare con precisione questo aumento”. Insomma, impressioni personali trasformate in notizie, senza un solo dato a supporto.
Ma è ancora peggio che da questa “sparata” senza dati la responsabile del Ministero si senta di trarre conclusioni: “Leggevo ultimamente dell’impatto straordinario di Checco Zalone con il film ‘Buen camino’, dove si parla di prevenzione e screening”. Impatto straordinario? Screening? Cosa c’entra con lo screening andare a farsi vedere se si hanno disturbi urinari, come il protagonista del film? Ma non è finita qui: “Mi sono sentita un po’ sconfitta, perché sono tre anni che mi occupo di prevenzione e campagne di comunicazione, ma di fatto l’impatto della nostra attività su quella che è la salute pubblica e sull’adesione agli screening è sicuramente minore di quello che ha avuto Checco Zalone con qualche proiezione al cinema”.
Se al Ministero fossero davvero convinti del ruolo fondamentale della comunicazione nelle attività di promozione della salute, si affiderebbero a veri esperti, pagando a prezzo di mercato brillanti agenzie di pubblicità invece di sprecare risorse in progetti a caso o fuori tempo
Ora, a parte che da una ginecologa esperta di procreazione assistita non si dovrebbero pretendere competenze sulla comunicazione, non so se il Ministero riesce a misurare l’impatto delle sue campagne, ma sicuramente non può fare un confronto con l’effetto del film di Zalone, su cui, come si è detto, non abbiamo dati, ma solo impressioni. E ancora: “Per questo ho scritto personalmente a diversi influencer e cantanti che avevo avuto il piacere di conoscere, tra cui l’ultimo, con cui sono stata a pranzo nei giorni scorsi, Gigi D’Alessio, a cui ho detto ‘alcuni contenuti, creando una collaborazione, ad esempio, con l’Istituto superiore di sanità per la parte scientifica, li devi divulgare tu, perché noi non siamo in grado di farlo’”.
Bruttina questa dichiarazione di impotenza, francamente. Mi verrebbe da dire: non siete capaci di farlo o non vi rivolgete alle persone giuste, con le giuste competenze? E quanto siete disposti a pagare i professionisti? Oppure cercate sempre di ottenere collaborazioni improvvisate perché a basso prezzo? Eppure, per le attività che si ritengono importanti i soldi si trovano. Se al Ministero fossero davvero convinti del ruolo fondamentale della comunicazione nelle attività di promozione della salute, si affiderebbero a veri esperti, pagando a prezzo di mercato brillanti agenzie di pubblicità invece di sprecare risorse in progetti a caso o fuori tempo, come la campagna a favore della vaccinazione antinfluenzale uscita adesso, con un imbarazzante ritardo.
Conta l’efficacia, ma anche il contenuto
Poi però, – anzi, prima – bisogna avere ben chiari quali sono gli obiettivi e quali le priorità. Se si parla di screening oncologici, per esempio, prima di mandare milioni di italiani sani a farsi vedere da un urologo forse sarebbe il caso di provare ad aumentare l’adesione al test della ricerca del sangue nelle feci per la diagnosi precoce del tumore al colon, che meno del 40% degli italiani e delle italiane invitate accettano di fare. Un esame semplice, indolore, privo di rischi, che davvero potrebbe salvare moltissime delle 25.000 persone circa, uomini e donne, che ne muoiono ogni anno a causa di una diagnosi tardiva.
Secondo Mirone, l’urologo citato sopra, il tumore alla prostata “è una delle principali cause di morte oncologica negli uomini: ogni anno si contano circa 40mila nuove diagnosi e 7mila decessi. Da qui – aggiunge Mirone –, l’importanza fondamentale della prevenzione”.
Certo, 7.000 decessi contano, ma, considerando solo gli uomini, sono sempre meno della metà di quelli che soccombono a un tumore del colon-retto, che è anche molto più facile da prevenire, e meno di un terzo delle vittime di tumore del polmone (35.700 decessi nel 2022, di cui 23.600 negli uomini): campagne anti fumo o proposte di fornire gratuitamente tramite il Servizio Sanitario Nazionale i farmaci e i servizi per smettere di fumare però non se ne vedono. Questi sarebbero interventi di buona prevenzione che, tra l’altro, eserciterebbero il loro effetto benefico anche su altre malattie, come quelle cardiovascolari e respiratorie, non solo su quelle oncologiche. Per il momento, sono state alzate le accise sulle sigarette, e questo è bene. Ma non basta.
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