Centocinquantamila morti e milioni di sfollati in Sudan

par Attilio Runello
martedì 2 settembre 2025

In Sudan è in corso un conflitto da circa due anni fra forze militari governative e militari mercenari arruolati in precedenza per combattere contro il sud Sudan, paese che si è reso indipendente e che e a maggioranza cattolica.

Finito il conflitto con il Sudan di e cercato di fare rientrare queste truppe in quelle governative. Ma gli accordi sono saltati e da due anni è in corso una guerra civile.

Si stima che abbia causato centocinquantamila morti, otto milioni di sfollati interni e tre milioni nei paesi vicini, in Cisd o nei paesi arabi.

Lo scorso aprile i mercenari hanno effettuato un attacco contro un campo profughi.

In Sudan oltre millecinquecento persone sono morte nel massacro di Zamzam. I bambini sono a rischio fame

La strage si sarebbe consumata tra l’11 il 14 aprile scorsi nel Darfur settentrionale. Se ne è avuta conferma solo ai primi di agosto.

Si tratta di uno tra i peggiori crimini di guerra dall’inizio del conflitto sudanese. L'organizzazione mondiale della sanità prevede entro fine del 2025 che oltre settecentomila minori sotto i cinque anni rischiano di soffrire di malnutrizione acuta

Zamzam è il campo per sfollati più grande del paese.

È un drammatico rialzo quello che è arrivato da una commissione investigativa del Sudan che calcola in oltre 1.500 i civili, e non 400 come sembrava in un primo tempo, morti nel violento attacco perpetrato lo scorso aprile, dall’11 al 14, 72 ore in tutto, dalle Forze di Supporto Rapido (Rsf) contro il campo sfollati di Zamzam.

Abdallah Abugarda, rappresentante della Darfur Diaspora Association nel Regno Unito, racconta che 4.500 membri della sua comunità conoscono personalmente qualcuno ucciso a Zamzam. “Il massacro di Zamzam, è uno dei crimini più efferati della storia recente. Eppure non c’è stata alcuna reazione internazionale di peso”, denuncia Abugarda. Claire Nicolet, vice responsabile delle emergenze di Medici senza frontiere, descrive l’attacco come un colpo inferto “ad alcune delle persone più vulnerabili sulla Terra”. I sopravvissuti, spiega Nicolet, hanno subito saccheggi diffusi, violenze sessuali e aggressioni durante la fuga, per poi trovarsi costretti a vivere in condizioni disumane nei campi di transito. Numerose donne sono state rapite

Se il massacro di Zamzam rappresenta un picco di violenza, la crisi umanitaria che colpisce il Sudan ha un volto quotidiano: quello dei bambini. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 770.000 minori sotto i cinque anni rischiano di soffrire di malnutrizione acuta entro fine 2025. In molte zone del Paese è già stata dichiarata la carestia. “La violenza incessante ha portato fame, malattie e sofferenze. A El Fasher, capitale dello stato del Darfur Settentrionale, le persone sono costrette a nutrirsi di cibo per animali”, denuncia Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms. Solo nella prima metà dell’anno, l’agenzia dell’Onu ha curato 17.000 bambini gravemente malnutriti, ma moltissimi restano irraggiungibili a causa dei combattimenti. Alla fame si sommano epidemie di colera, 100.000 casi nell’ultimo anno, malaria e febbre dengue, aggravate dalle recenti inondazioni. Le scuole e i centri sanitari vengono colpiti nei bombardamenti, mentre gli operatori umanitari incontrano blocchi armati, minacce e furti. La situazione in Sudan si è aggravata a partire da due anni fa, quando la rivalità tra l’esercito regolare e le Rsf è sfociata in uno scontro armato aperto. Le Rsf si sono trasformate in una potente forza paramilitare che oggi controlla vaste aree del Darfur e altre regioni strategiche del Paese. La Corte Penale Internazionale ha dichiarato di avere “ragionevoli motivi” per ritenere che in Darfur siano in corso crimini di guerra e crimini contro l’umanità.


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