Canada, razzismo e misoginia spopolano sulle piattaforme social

par Riccardo Noury - Amnesty International
giovedì 21 maggio 2026

Una ricerca di Amnesty International ha denunciato la “virulenta miscela” di xenofobia, razzismo e misoginia che colpisce sulle piattaforme social le donne razzializzate e le persone Lgbqia+ in Canada.

Si tratta di una vera e propria campagna organizzata da suprematisti bianchi con l’obiettivo di intimidire, deumanizzare e attaccare persone che già nella vita reale sono marginalizzate e alle quali si vorrebbe togliere la parola anche online.

Amnesty International ha analizzato migliaia di post e di commenti e intervistato utenti che hanno subito violenza di genere facilitata dalla tecnologia. Ne è emerso un linguaggio sconcertante, come le espressioni che associano queste persone ad animali e malattie.

L’odio online si nutre di false narrazioni e, a sua volta, le alimenta: come quelle che descrivono un paese che perderà la sua identità bianca e cristiana a causa di un’immigrazione di massa. Si parla di “grande sostituzione” (sinonimo della “sostituzione etnica” presente anche nelle narrazioni italiane) e addirittura di “genocidio bianco”. Queste persone devono “tornare a casa loro”, anche se “casa loro” spesso è proprio il Canada.

“Sono stata vittima di una campagna d’odio. Non minacciavano di uccidermi ma di rompermi la mandibola, in modo che non avrei più potuto parlare. Evidentemente a queste persone dà fastidio che una donna razzializzata abbia spazio sui media canadesi”, ha dichiarato la giornalista Saba Eitizaz. 

Una delle tecniche più subdole è quella di fare finta di schierarsi dalla parte dei diritti delle donne e delle persone Lgbtqia+ per fomentare l’odio contro le persone migranti, considerate minacce alla sicurezza pubblica e, in blocco, inclini allo stupro.

Contro tutto questo, non c’è modo di ottenere giustizia. Allora si ricorre all’autocensura, si abbandonano determinate piattaforme, si selezionano molto i contenuti da pubblicare o si “lucchetta” il profilo.


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