Berlusconi: "La prescrizione non basta, non è stato commesso alcun reato"

par Riccardo Scano
sabato 27 febbraio 2010

Durante la campagna elettorale a sostegno del candidato del centro-destra in Piemonte, Roberto Cota, e dinanzi ad una platea di imprenditori ed elettori, Silvio Berlusconi torna all’attacco dei magistrati, definendoli - nonostante i “rimproveri” dei suoi avvocati che lo avevano esortato a dosare le frasi rivolte alla giustizia - come dei “talebani”, raffronto già utilizzato da Corona per il magistrato Henry John Woodcock. L’occasione sembra quindi buona per ribadire i problemi che intercorrono tra la sua persona e la magistratura, nonché la necessità di “una riforma della giustizia importante che cercherà di eliminare questa terribile patologia: qualche volta si dice la corruzione, le organizzazioni criminali... secondo me questa (la magistratura politicizzata) è la patologia più grave della nostra democrazia”. Le argomentazioni non suonano nuove: sono quelle di una magistratura che accusa gli avversari politici e usa le armi della giustizia a scopi politici, quelle per cui l’imputato finisce in un “girone infernale che rischia di rovinarlo anche finanziariamente e che magari lo porta a pensare che chi gli sta accanto o possa ritenerlo un corrotto o un corruttore”, quelle per cui “la sovranità non è nelle mani del popolo ma di quelli che appartengono a questa banda”.
Così, durante la conferenza stampa a Torino, il Presidente del Consiglio torna a paragonare l’attuale situazione con quella del ’94 e lo scandalo di Tangentopoli, “un capitolo chiuso in cui si cercò di sovvertire la volontà popolare” e “se non ci fossero i giudici della Cassazione che assolvono (non è stato assolto, NdR) il Presidente del Consiglio, questo dovrebbe dimettersi e sarebbe sostituito da un altro”. Intanto, secondo i legali di Silvio Berlusconi, sarebbe “auspicabile e ragionevole" un rinvio del processo milanese a carico del Premier dopo che la Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di corruzione per l’avvocato inglese David Mills, che a Milano fu condannato a 4 anni e 6 mesi, sia in Tribunale che in appello, per le vicende ormai note ai più. Il dibattimento per Berlusconi invece è ancora in primo grado, causa il Lodo Alfano (poi dichiarato parzialmente incostituzionale dalla Consulta), che ne ha rallentato notevolmente i tempi. Breve e chiara la risposta dell’ANM, l’Associazione Nazionale Magistrati, secondo cui “nel giorno in cui un servitore dello Stato viene ucciso in Afghanistan da terroristi talebani è intollerabile questa escalation di insulti e aggressioni nei confronti dei magistrati italiani”, esortando le “istituzioni a reagire”.

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