Armi letali autonome: ecco perché servono regole internazionali
par Riccardo Noury - Amnesty International
mercoledì 18 febbraio 2026
Le armi letali autonome – i cosiddetti “Killer robots” – rappresentano una delle sfide più gravi per la sicurezza internazionale e per la tutela dei diritti umani, tanto più in un periodo caratterizzato da decine di conflitti.
Si tratta di sistemi in grado di selezionare e colpire obiettivi (anche civili) senza un controllo umano significativo: una prospettiva che solleva interrogativi etici, giuridici e umanitari di enorme portata. La loro diffusione, sottraendo all’essere umano la responsabilità ultima delle decisioni di vita o di morte, rischierebbe di abbassare la soglie dell’uso della forza, amplificando così la corsa agli armamenti e il rischio dell’ulteriore diffusione dei conflitti armati e della violenza strutturale.
A livello internazionale sta sempre di più crescendo il consenso sulla necessità di una regolamentazione vincolante che ne vieti lo sviluppo e l’impiego. Diversi stati, stimolati dalle organizzazioni della società civile tra cui il Comitato internazionale della Croce rossa e la Campagna “Stop Killer robots”, stanno spingendo per l’apertura di negoziati in sede Onu al fine di ottenere un Trattato per la messa al bando delle armi letali autonome, sulla scia di quanto già avvenuto per le mine antipersona, le bombe a grappolo e le armi nucleari.
Tutto ciò è testimoniato dal numero record di stati che lo scorso dicembre hanno votato a favore della seconda Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sui sistemi di armi autonome letali: una necessità ribadita in diverse occasione anche dal Segretario generale Antonio Guterres, da ultimo all’Assemblea Generale del 2025 con un proprio nuovo documento in tale direzione.
Su questi temi si svolge questa mattina a Roma, su iniziativa del senatore Tito Magni, una conferenza dal titolo “Fermare la minaccia delle armi letali autonome: idee e prospettive per una regolamentazione internazionale”, organizzata dalla Rete italiana pace e disarmo con il sostegno dell’Istituto di ricerche internazionali dell’Archivio disarmo.
Sarà occasione per un momento di confronto tra esperti, Istituzioni e organizzazioni della società civile per approfondire le implicazioni etiche e strategiche di queste armi e per rafforzare l’impegno dell’Italia a favore di una posizione chiara a favore della loro messa al bando.
Si auspica infatti che il governo italiano giochi un ruolo positivo nel dibattito e nei negoziati internazionali che avranno inizio proprio nell’autunno di quest’anno.
Solo attraverso un’azione internazionale importante e ben focalizzata (con il contributo di stati decisi a impedire una deriva pericolosa per tutta l’umanità) sarà possibile far partire un percorso – ormai necessario e cruciale – capace di prevenire una minaccia che rischia di compromettere i principi fondamentali del diritto umanitario e della dignità umana.