Argentina: il recupero della memoria
par David Lifodi
venerdì 5 settembre 2025
Il volume Legajos recuperados: Manual de reparación y homenaje a víctimas del terrorismo de Estado restituisce dignità a quei lavoratori vittime del terrorismo di Stato che, negli archivi degli enti pubblici, figurano tra coloro che avevano abbandonato volontariamente il posto di lavoro, ma che in realtà erano stati rapiti o uccisi dalla dittatura militare.
Legajos recuperados: Manual de reparación y homenaje a víctimas del terrorismo de Estado (Unsam Edita, 2025) è un agile volumetto scaricabile anche in rete gratuitamente a cura di Santiago Garaño e María Josefina Lamaisón che rende onore ai desaparecidos vittime della dittatura militare argentina e alle loro famiglie.
Grazie a Diego Kenis, che lo ha recensito sull’edizione italiana di Le monde diplomatique/il manifesto del maggio scorso, il lavoro dei due autori inquadra il tema relativo alle distorsioni e alle bugie contenute nei documenti burocratici.
A questo proposito, Diego Kenis scrive: «Poiché la maggior parte delle vittime del terrorismo di Stato erano lavoratori, il loro destino veniva registrato nei documenti delle aziende o delle organizzazioni presso cui lavoravano. Naturalmente, con dati falsi o almeno parziali. Una prassi molto diffusa era quella di scrivere che la cessazione del lavoro della vittima era dovuta ad “abbandono dei doveri” per mancata presentazione sul posto di lavoro». Ovviamente, le vittime non potevano presentarsi sul luogo di lavoro perché erano già state uccise o comunque rapite proprio per rispondere ad un dovere imprescindibile, quello di difendere il loro paese, l’Argentina, dal Plan Condor, dalla macelleria di cui stava rendendosi responsabile la dittatura militare e dall’avanzare di quell’onda nera che negli anni Settanta del secolo scorso si era impadronita del Cono Sud del continente latinoamericano.
La reparación documental, spiegano Santiago Garaño e María Josefina Lamaisón, rappresenta un omaggio a tutti quei lavoratori a cui lo Stato argentino aveva tolto il diritto alla vita. Il cosiddetto abandono de servicio, una definizione infamante per i lavoratori che non avevano certo lasciato il luogo di lavoro motu proprio, è stato un termine utilizzato per anni dalla giunta militare, ma cavalcato successivamente anche con il ritorno della democrazia, per delegittimare sistematicamente persone che proprio la dittatura aveva torturato e ucciso, riuscendo inoltre a farle scomparire in modo tale che non venissero mai scoperte quelle malefatte.
La pubblicazione del volume, ma soprattutto il diritto, per i desaparecidos e le loro famiglie, a non finire nell’oblio, o, peggio, ad essere bollati come scansafatiche secondo una narrazione per la quale, arbitrariamente, avevano deciso di non recarsi più a lavoro, si deve ai decreti 1199 e 775, rispettivamente del 2012 e del 2022, nei quali si è iniziato a mettere nero su bianco l’urgenza della riparazione documentale per le vittime del terrorismo di Stato grazie, in particolare, all’impegno del Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas (Conicet), che si era dato il compito di censire tutte le forme di persecuzione politica tra il 1976 e il 1983. I due decreti imponevano infatti sia agli enti pubblici sia alle aziende, a seguito delle direttive delle presidenze kirchneriste, di correggere dati con tutta evidenza falsi come forma di riparazione per le vittime e di accompagnamento per i loro familiari.
María Josefina Lamaisón, docente di Lavoro sociale all’Universidad Nacional de La Plata e Santiago Garaño, ricercatore indipendente in seno al Conicet, dove lavora in qualità di coordinatore della Commissione memoria, hanno curato un lavoro che ha lo scopo di rappresentare un argine nei confronti delle politiche di rimozione delle atrocità compiute dalla giunta militare. Nel 2024, sottolinea Diego Kenis, l’Università Nazionale del Sud, a Bahía Blanca, è stata la prima organizzazione «ad avviare il recupero della documentazione non solo per le vittime di sparizioni o omicidi, ma anche per coloro il cui lavoro e la cui carriera accademica sono stati interrotti da altre forme di repressione come la censura o l’esilio forzato».
Oggi il Manual de reparación y homenaje a víctimas del terrorismo de Estado rappresenta una sfida aperta a Javier Milei e a tutti i simpatizzanti del regime militare che, grazie all’arrivo dell’”uomo della motosega” alla Casa Rosada, hanno alzato di nuovo la testa.