Argentina e Colombia: relazioni pericolose con Israele
par La bottega del Barbieri
lunedì 28 settembre 2026
due articoli di Marco Consolo (*)
IL VOTO COLOMBIANO MANIPOLATO DAI SIONISTI
L’Hondurasgate ha portato alla luce l’incorporazione di aziende “private” israeliane nei sistemi di intelligence e di sicurezza elettorale. Nel caso colombiano, l’aspetto più grave è l’accusa di manipolazione diretta del sistema elettorale, tramite la violazione della sicurezza informatica per la registrazione dei voti e la trasmissione dei risultati.
di Marco Consolo (*)
In America Latina lo scandalo dell’Hondurasgate [i] non si è fermato a Tegucigalpa: in Colombia è esploso come il caso più evidente di ingerenza elettorale finora documentato. Un laboratorio dove si è giocato sporco: manipolazione digitale, disinformazione coordinata, falsificazione dei dati di voto. Tutto con un obiettivo preciso: delegittimare il governo progressista di Petro come “anomalia” da correggere, (non come scelta sovrana del popolo colombiano); sabotare la candidatura progressista di Iván Cepeda del Pacto Histórico; alimentare il panico economico e consegnare il Paese alla destra.
Il Progetto Jupiter e la piattaforma Petroleaks non sono “fake news”, ma l’ossatura di un apparato transnazionale che interviene prima, durante e dopo il voto.
Progetto Jupiter: l’IA come arma di guerra politica
Il “Progetto Jupiter” segna il punto di rottura: la disinformazione diventa industriale. L’IA produce e moltiplica contenuti manipolati, narrazioni tossiche, dati distorti. In questo schema entra Grok, la chatbot di X di Elon Musk, accusato di aver diffuso informazioni false per demolire Cepeda. L’algoritmo che dovrebbe informare diventa un generatore automatico di allarmi economici e scenari apocalittici, costruiti per associare il Pacto Histórico a instabilità e collasso.
La strategia è chiara: saturare lo spazio digitale con paura, far credere che una vittoria progressista equivalga alla fuga dei capitali e al crollo dei mercati. Non analisi, ma terrorismo informativo.
Petroleaks: la centrale della guerra sporca
Se Jupiter è il laboratorio, Petroleaks è la cassa di risonanza. Petro ha denunciato una rete di imprese che avrebbe finanziato operazioni digitali tra Colombia e Stati Uniti. A sua volta, il direttore dell’Unità di informazione e analisi finanziaria (UIAF) della Colombia, Wilmar Mejía, ha parlato apertamente di una piattaforma gestita dall’estero per diffondere propaganda contro il governo, con un intreccio societario che attraversa Colombia, Stati Uniti, Panama, Brasile, Spagna e Italia [ii].
PetroLeaks non è quindi un episodio isolato, ma è parte dell’Hondurasgate. Finanziamenti opachi, operazioni commerciali simulate, propaganda mirata, manipolazione mediatica. Una infrastruttura invisibile dove la politica non si fa nelle piazze, ma con gli algoritmi.
Queste operazioni hanno preparato il terreno molto prima del voto. E come anticipato dagli audio, anche in Colombia Donald Trump ha apertamente sostenuto il candidato di destra. Così, la convergenza tra lobby internazionali, destra locale e piattaforme digitali ha trovato il suo punto di incontro nella campagna contro Cepeda.
L’amico israeliano: Black Cube e la “frode algoritmica”
Uno degli elementi più inquietanti che l’Hondurasgate ha portato alla luce è l’incorporazione di aziende “private” israeliane nei sistemi di intelligence e di sicurezza elettorale. Non si tratta solo di consulenze tecniche, ma di un ingresso diretto di strutture di intelligence “private” in processi che dovrebbero essere sotto controllo pubblico e trasparente.
Nel caso colombiano, l’aspetto più grave è l’accusa di manipolazione diretta del sistema elettorale, tramite la violazione della sicurezza informatica per la registrazione dei voti e la trasmissione dei risultati. L’ormai ex-Presidente Gustavo Petro ha denunciato brogli eseguiti dall’estero, in particolare da Israele: «Le elezioni le hanno rubate dei ricchi israeliani diretti da un genocida e lo hanno fatto dall’estero modificando i risultati del voto». Sul suo account ha parlato di “alterazione dei risultati in più di 1600 seggi”, soprattutto nelle zone di Bogotá, Antioquia e Nord di Santander [iii].
In questo contesto, Petro è tornato alla carica contro Israele accusato di “frode algoritmica” [iv]. Secondo le sue dichiarazioni, «oggi abbiamo prove di una modifica degli indirizzi IP di diversi server dell’Ufficio nazionale di registrazione. Ciò significa che il software è stato violato e che altri hanno inserito dati relativi ai seggi e alle postazioni di voto. L’unico al mondo in grado di farlo è lo Stato di Israele. Chiedo un controllo approfondito di tutti i seggi elettorali e un nuovo conteggio di tutti i voti, con un’analisi delle violazioni del software elettorale e dei seggi che hanno subito irregolarità ». Tutte richieste cadute nel vuoto.
Secondo Petro, la frode sarebbe stata organizzata e gestita dagli Stati Uniti attraverso società private di intelligence. Tra queste, l’ex-Presidente ha menzionato Black Cube, società israeliana che, secondo le sue dichiarazioni, “ha fornito algoritmi difettosi e altro supporto…” [v]. Black Cube, fondata nel 2010 dagli ex ufficiali dell’intelligence israeliana Dan Zorella e Avi Yanus, è composta principalmente da ex membri delle unità di intelligence e sicurezza dello Stato di Israele, compresi ex agenti del Mossad, e ha sviluppato operazioni di intelligence privata in diversi Paesi.
Trump, Netanyahu e la nuova geopolitica dei brogli digitali
Sul fondo di questa storia non c’è solo la Colombia, ma una nuova geopolitica della manipolazione elettorale. Petro ha collegato gli attacchi a Iván Cepeda e l’operazione Hondurasgate a una trama più ampia, che coinvolge il primo ministro israeliano Netanyahu e il narcotraffico, con l’obiettivo di “distruggere il progressismo in Messico e Colombia”.
La sequenza è rivelatrice: campagne di disinformazione digitali, piattaforme come Petroleaks, operazioni come Jupiter, l’uso di chatbot come Grok, l’ingresso di società “private” di intelligence come Black Cube, il sostegno pubblico di Donald Trump al candidato di estrema destra. È una catena di montaggio della destabilizzazione politica, dove ogni anello ha una funzione precisa: creare paura, delegittimare, manipolare, e infine certificare come “democratico” un risultato che nasce da un sistema alterato.
La Colombia, in questo scenario, non è solo vittima, ma anche lo specchio di un continente in cui le elezioni non si decidono più solo nelle urne, ma nei server, nei data center, nelle centrali di propaganda digitale. Dove la sovranità non è minacciata da carri armati, ma da algoritmi opachi, da reti di imprese che operano tra Miami, Tel Aviv, Madrid e Bogotá, e da Presidenti stranieri che intervengono apertamente a favore di candidati di ultradestra.
La Colombia si riallinea a Israele
Dopo la parentesi progressista di Gustavo Petro, l’arrivo di Abelardo de la Espriella alla Presidenza segna un ritorno netto a una politica estera di riallineamento con Israele. Non è un cambio improvvisato: dietro questa svolta si muove una rete ben oliata di diplomatici, dirigenti di organizzazioni ebraiche, leader evangelicali, operatori politici e nuovi funzionari governativi. Un blocco ideologico e religioso che vede nel sostegno politico allo Stato di Israele non solo una scelta geopolitica, ma una missione identitaria.
Il contrasto con la linea di Petro è totale. Il governo progressista aveva interrotto le relazioni diplomatiche con Israele, tagliato drasticamente le forniture aeree, denunciato il Trattato bilaterale, sospeso le esportazioni di carbone e si era associato al processo avviato dal Sudafrica contro Israele davanti alla Corte internazionale di giustizia per violazioni della Convenzione sul genocidio. Una rottura profonda, che aveva collocato Bogotá tra le voci più critiche del governo di Netanyahu.
Con De la Espriella, la bussola torna a puntare verso Tel Aviv. Il nuovo governo ha annunciato che invertirà tutte le decisioni del precedente esecutivo e che intende approfondire la collaborazione bilaterale. Non si tratta di un semplice riavvicinamento diplomatico: l’agenda è ambiziosa e politicamente eloquente.
La priorità dichiarata è la collaborazione in materia di sicurezza, intelligence, commercio e tecnologia. Non si tratta solo di riaprire completamente i canali diplomatici e operativi con Israele, ma di tornare ad essere uno dei suoi principali alleati in America Latina. Una posizione che fa di Bogotá un tassello strategico nella rete regionale che Netanyahu cerca di consolidare, anche attraverso gli Accordi di Isaac, la piattaforma politico-diplomatica che Israele utilizza per espandere la propria influenza, sfruttando la combinazione di cooperazione militare, tecnologia e diplomazia religiosa.
L’eredità Duque: Bogotá a braccetto di Tel Aviv
Ma il ritorno della Colombia nell’orbita israeliana non nasce con Abelardo de la Espriella: è un’eredità politica che affonda le radici nel governo di Iván Duque (agosto 2018 – agosto 2022), che ha trasformato Israele in un alleato strategico per innovazione, sicurezza e trasferimento tecnologico. In quella stagione, un nome spiccava più degli altri: José Manuel Restrepo, oggi vicepresidente del governo De la Espriella, allora ministro del Commercio, dell’Industria e del Turismo. Fu lui a firmare il Trattato di Libero Commercio (TLC) tra Colombia e Israele, entrato in vigore l’11 agosto 2020, presentato da Duque come una “scommessa strategica” per fare di Israele un partner privilegiato.
Il trattato non era una semplice rimozione delle barriere tariffarie per migliaia di prodotti: apriva canali di cooperazione in agricoltura tecnica, sicurezza informatica, telecomunicazioni, salute, biotecnologie e tecnologie ambientali. Un pacchetto di “modernizzazione” da cui il precedente governo progressista di Gustavo Petro aveva dichiarato la propria intenzione di recedere, per renderlo nullo.
Oggi, ironia della storia, molti dei punti che Petro voleva cancellare sono tornati al centro dell’agenda di De la Espriella e del suo vicepresidente Restrepo, che ha appena annunciato l’apertura di un ufficio dell”Agenzia di imprenditoria e innovazione del governo colombiano (iNNpulsa) in Israele. La Colombia torna così al punto dove Duque l’aveva portata.
Il cerchio magico politicoâreligioso che ha eletto De la Espriella
Ma com’è possibile che un oscuro avvocato di narco-trafficanti e paramilitari si trasformi magicamente in un Presidente della Repubblica, dopo essere stato molto indietro nei sondaggi ?
Il neo-presidente De la Espriella deve molto a Israele ed al cerchio magico politico-religioso che ha contribuito alla sua vittoria in maniera decisiva. Dietro la sua vittoria non c’è solo una campagna elettorale ben orchestrata: c’è un cerchio magico politicoâreligioso che ha lavorato per mesi per portarlo alla Casa de Nariño. Un cerchio magico fatto da diplomatici e funzionari israeliani, dirigenti di organizzazioni colombiane proâIsraele, leader evangelicali: una rete che ha sostenuto il candidato fin dall’inizio e che oggi influenza direttamente le decisioni del governo in materia di sicurezza, commercio, tecnologia e politica estera.
Già prima di essere eletto, De la Espriella aveva promesso di ripristinare le relazioni diplomatiche con Israele e di farne una priorità assoluta. Folgorato sulla via di Tel Aviv, prima e durante la campagna elettorale, ha moltiplicato gli incontri con alti funzionari israeliani e gli annunci roboanti: nomina degli ambasciatori, eliminazione dell’obbligo di visto, ritiro della Colombia dalla causa del Sudafrica presso la Corte internazionale di giustizia (ICJ) per il genocidio contro il popolo palestinese [vi]. Un riallineamento totale, culminato con il riconoscimento della sovranità israeliana sulle Alture del Golan e la decisione di aprire l’ambasciata colombiana a Gerusalemme, nonostante la maggior parte degli Stati non la riconosca come capitale di Israele.
La benedizione israeliana: tra Netanyahu e la CCJC
Dietro le quinte, l’ambasciata israeliana in Colombia e i leader delle organizzazioni vicine al governo israeliano hanno costruito una rete di dialogo con l’allora candidato De la Espriella e con molti dei funzionari che oggi compongono il suo governo. Una relazione che oggi trova la sua consacrazione politica.
Il sostegno di De la Espriella a Israele (e viceversa) non è quindi un’improvvisazione: è un progetto politico costruito nel tempo e con cura il cui obiettivo è stato di rafforzare i legami con organizzazioni politiche, religiose e vicine al governo israeliano. Come documentato dalla Revista RAYA [vii], già nell’agosto 2025 De la Espriella difendeva apertamente le operazioni militari di Netanyahu, sostenendo che il premier israeliano stava facendo “ciò che doveva fare” per proteggere il suo popolo — e che lui avrebbe agito allo stesso modo per difendere la Colombia, “non importa cosa ci vuole” [viii].
Il 1° aprile 2026, De la Espriella e Restrepo hanno incontrato la Confederazione delle comunità ebraiche della Colombia (CCJC) e la comunità ebraica sefardita di Bogotá [ix]. «Voi sapete quanto ho a cuore questa comunità», ha dichiarato il candidato. «Non esiterò mai a difendere il popolo ebraico, che è il nostro popolo fratello, e con l’aiuto vostro e di Dio salveremo e ricostruiremo la Colombia. Viva il popolo di Israele!» [x]. L’ovazione finale non è passata inosservata a Tel Aviv: Amichai Chikli, ministro israeliano per la Diaspora e la Lotta contro l’antisemitismo, ha diffuso il video dell’incontro celebrando il risultato elettorale colombiano. «Questo significa non solo il collasso delle ideologie populiste socialiste, ma anche il rafforzamento della posizione di Israele nel continente», ha scritto su X [xi].
La lobby sionista in Colombia
Nella rete che ha spinto la Colombia verso Israele, emergono con forza due nomi: Kobi Valer, console di Israele in Colombia, e Marcos Peckel, professore dell’Universidad del Rosario, direttore esecutivo della Confederazione delle Comunità Ebraiche della Colombia (CCJC) e una delle voci più attive in difesa dello Stato di Israele. Valer è diventato il volto della missione diplomatica israeliana dopo la rottura delle relazioni tra Gustavo Petro e Benjamin Netanyahu nel maggio 2024. Da quel momento ha condotto una intensa operazione di lobby politica, trasformandosi nel principale interlocutore del governo israeliano a Bogotá.
Insieme a Peckel, nel 2024 Kobi Valer ha organizzato viaggi per giornalisti, redattori, commentatori e influencer colombiani in Israele e nei territori palestinesi occupati. Una strategia di propaganda (Hasbara) dispiegata durante l’offensiva militare su Gaza, e documentata da El Armadillo [xii].
Marcos Peckel, da parte sua, è da un decennio uno dei volti più visibili della lobby filo-israeliana nel Paese. Ha presieduto l’incontro tra De la Espriella e la CCJC, consolidando un rapporto che si era già rafforzato ben prima della vittoria elettorale.
Il 25 novembre 2025, quando era ancora molto indietro nei sondaggi, De la Espriella ha incontrato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar. Commentando l’incontro, ha scritto: «Con l’aiuto degli Stati Uniti e di Israele, possiamo, una volta per tutte, spazzare via i più antichi guerriglieri del mondo» [xiii]. E senza attendere i risultati finali dello scrutinio, sia Netanyahu che il presidente israeliano Isaac Herzog si erano congratulati per la sua vittoria. «Gli amici di Israele continuano a vincere. Viva gli accordi Isaac!», parola di Netanyahu su X [xiv]. Il 6 agosto Gideon Sa’ar ha incontrato De la Espriella a Barranquilla e il giorno seguente ha rappresentato Israele alla sua investitura.
Le chiese evangelicali e il sionismo cristiano: la seconda gamba dell’alleanza
Accanto alla diplomazia, un altro attore ha giocato un ruolo decisivo: l’influente movimento evangelicale colombiano, da anni schierato politicamente e religiosamente a sostegno dello Stato di Israele. In prima fila ci sono le chiese che si identificano con il sionismo cristiano o con correnti giudaico-cristiane. Una delle loro principali piattaforme è la Confederazione Evangelica Colombiana (Cedecol), guidata da Lyda Arias de García, che riunisce pastori, leader e rappresentanti di organizzazioni cristiane.
La Cedecol ha un rapporto diretto e ad alti livelli con lo Stato di Israele. Un segnale chiaro del livello di interlocuzione è stato l’incontro, il 2 luglio 2026, tra il pastore Rodrigo Barreto, vicepresidente di Cedecol, leader della Chiesa dell’Alleanza Cristiana e Missionaria e funzionario del Governatorato di Valle del Cauca, ed il presidente israeliano Isaac Herzog [xv].
Cedecol dispone anche di un canale YouTube che, prima dell’inizio formale della campagna presidenziale, è servito come spazio di dialogo con politici vicini a De la Espriella [xvi]. Come documentato dalla Revista RAYA, Cedecol promuove anche viaggi religiosi in Israele in collaborazione con The Land Tours, operatore internazionale di “turismo biblico, storico e culturale”. In Colombia, l’azienda è rappresentata da William Teo Sanchez Camargo, apertamente schierato con De la Espriella.
Mentre la lobby sionista e a favore del genocidio opera impunemente, reclutando politici, influencer, giornalisti e studenti delle scuole superiori e delle università, la Revista RAYA è venuta a conoscenza di un documento declassificato delle Forze di Difesa di Israele. Il documento contiene il numero di cittadini stranieri che hanno partecipato direttamente alle operazioni militari del genocidio a Gaza: più di cento colombiani sarebbero coinvolti in uno dei peggiori crimini contro l’umanità [xvii].
Dulcis in fundo, tra il primo e il secondo turno elettorale, alcune di queste chiese hanno organizzato una giornata di preghiera invitando a votare contro le proposte del candidato di sinistra Iván Cepeda.
Il mondo evangelicale nel governo De la Espriella
Prima della sua elezione, De la Espriella si è circondato di leader religiosi e figure politiche con profonde affinità con Israele. Oggi, molti di loro occupano incarichi chiave nel nuovo governo.
Il suo braccio destro, Carlos Alonso Lucio, ex-guerrigliero del M-19 (condannato dalla Corte Suprema di Giustizia per falsa denuncia), è uno dei principali ponti tra il mondo evangelicale e il nuovo Presidente. Sua moglie, Vivian Morales, membro della Chiesa “Casa sulla roccia”, è stata nominata Ministra dell’Educazione.
La portavoce del Presidente e responsabile dei rapporti con i media è Carolina Gómez Sánchez, ex-direttrice esecutiva della Camera di commercio colombo-israeliana. Carolina è figlia del pastore Eduardo Gómez, oggi Commissario per la libertà religiosa nelle Americhe presso l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA). Ma la lista è molto più lunga.
Il nuovo governo è dunque anche il risultato di una convergenza tra diplomazia israeliana, lobby ebraica, sionismo cristiano, operatori politici e leader evangelicali. Una rete che ha accompagnato De la Espriella nella campagna e che ora ne orienta la politica estera, la sicurezza, la tecnologia e la narrativa pubblica.
Non si tratta solo di affinità ideologica. Israele offre ai governi che hanno fatto della “sicurezza” e della “mano dura” la loro religione un pacchetto irresistibile per il controllo di massa: intelligence, cybersicurezza, tecnologia militare, intelligenza artificiale. Un arsenale che va oltre le tradizionali consulenze in agricoltura o controllo dell’acqua. È la promessa di una sicurezza totale, centralizzata e tecnologica.
Una democrazia sotto attacco algoritmico
Il caso colombiano insegna che la democrazia può essere formalmente intatta (urne, seggi, schede, osservatori internazionali), ma sostanzialmente sabotata e svuotata di significato. La “frode algoritmica” denunciata da Gustavo Petro, insieme alle denunce di Wilmar Mejía sulla rete criminale dietro PetroLeaks sono tasselli di un mosaico in cui il voto non è più solo un atto politico, ma un dato da manipolare.
La domanda politica, oggi, non è solo chi ha vinto davvero le elezioni, ma chi ha controllato il software, chi ha preparato gli algoritmi, chi ha finanziato le campagne digitali, chi ha deciso quali contenuti dovessero apparire sui cellulari dei colombiani alla vigilia del voto. E, soprattutto, chi ha interesse a trasformare l’America Latina in un laboratorio permanente di ingerenza elettorale, dove ogni governo progressista diventa automaticamente bersaglio di operazioni di destabilizzazione.
La Colombia è il caso più documentato, ma certamente non è l’ultimo. Se la sovranità non si difende anche sul terreno digitale, la prossima “Patria Boba” sarà quella di popoli che continuano a votare, convinti di scegliere autonomamente, mentre qualcun altro—da lontano—riscrive i risultati.
[i][i] https://hondurasgate.ch/
[ii] https://www.diario-red.com/articulo/colombia/hondurasgate-confirma-colombia-operacion-internacional-desinformacion-ivan-cepeda-p/20260621034239071679.html
[iii] https://x.com/petrogustavo/status/2068831260982571151
[iv] https://www.telesurtv.net/petro-detalles-fraude-algoritmico-presidente/
[v] https://mpr21.info/el-presidente-colombiano-acusa-a-israel-de-manipular-las-elecciones-presidenciales-en-su-pais/
[vi] https://www.cancilleria.gov.co/sala-de-prensa/noticias/colombia-intervendra-ante-la-corte-de-la-haya-en-el-caso-de-sudafrica-contra-israel
[vii] https://revistaraya.com/migdalia-arcila-valenzuela/1713-la-promesa-de-un-genocidio.html
[viii] https://www.revistaraya.com/el-circulo-politico-religioso-detras-de-la-alianza-entre-de-la-espriella-e-israel.html
[ix] https://x.com/MossadAgente7/status/2069042981517086846?s=63
[x] https://x.com/ABDELAESPRIELLA/status/2039389034523324583?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E2039389034523324583%7Ctwgr%5Ef24cb1ae717a17ca27b5fc3459f9222dc3b1f809%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.lasillavacia.com%2Fen-vivo%2Fante-grupo-judio-abelardo-reitera-traslado-de-embajada-a-jerusalen%2F
[xi] https://x.com/AmichaiChikli/status/2068944258241855642
[xii] https://elarmadillo.co/la-madriguera/periodismo-todo-incluido-desde-el-lado-israeli-de-la-guerra/
[xiii] https://x.com/ABDELAESPRIELLA/status/2010871180002279687
[xiv] https://x.com/IsraeliPM/status/2069019031718261124
[xv] https://www.instagram.com/p/DaTFdb0u6mj/
[xvi] https://www.youtube.com/watch?v=L2HZqadKwQQ.
[xvii] https://revistaraya.com/exclusivo-112-colombianos-han-participado-del-genocidio-en-gaza.html
(*) Testo e foto ripresi da: https://marcoconsolo.altervista.org/lingerenza-elettorale-sionista-arriva-a-bogota/
Javier Milei, il “presidente più sionista del mondo” (come ama definirsi) è di casa a Gerusalemme
di Marco Consolo (*) – prima parte
Nella mappa della presenza di Israele in America Latina, non poteva mancare il caso emblematico dell’Argentina, il cui Presidente, Javier Milei, si è schierato da subito a fianco del sionismo.
Il “Presidente più sionista del mondo” (secondo sé stesso) è di casa a Gerusalemme e grande alleato di Netanyahu, oltre che di Donald Trump. Lo scorso 19 aprile, nel suo terzo viaggio in pochi mesi, (e in pieno genocidio nella Palestina occupata), Milei e Netanyahu, hanno firmato a Gerusalemme i cosiddetti Accordi di Isacco. Gli accordi si iscrivono nel solco degli accordi di Abramo, firmati nel 2020 da Israele e da alcuni Paesi arabi, con il sostegno di Trump nel suo primo mandato. I governi dei due Paesi hanno firmato memorandum separati in diversi ambiti. Tra questi, l’apertura di una linea di credito di 150 milioni di dollari per sostenere le imprese israeliane in Argentina, un accordo sulla tecnologia e l’intelligenza artificiale e l’avvio di voli diretti tra Buenos Aires e Tel Aviv a partire da novembre.
Secondo un comunicato del Ministero degli Esteri argentino, “Gli Accordi di Isacco costituiscono un nuovo quadro strategico volto a rafforzare la cooperazione tra l’Argentina, Israele e i partner affini nell’emisfero occidentale, i discendenti di Isacco e le nazioni di tradizione giudaico-cristiana, a difesa della libertà e della democrazia e nella lotta contro il terrorismo, l’antisemitismo e il traffico di droga” [i]. In altre parole, oltre a rafforzare i legami “diplomatici, commerciali, culturali e di sicurezza”, gli accordi cercano quindi di coinvolgere anche altri Paesi dell’America Latina, “a difesa dei valori giudaico-cristiani dell’Occidente”. Un ritornello che in Europa conosciamo da tempo.
Pochi giorni prima della firma degli Accordi di Isacco, come biglietto da visita, il 2 aprile 2026 il governo argentino ha dichiarato organizzazioni terroristiche sia il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dell’Iran, che la Forza Quds, uno dei suoi bracci operativi. In seguito alla successiva scaramuccia diplomatica, Buenos Aires ha inoltre espulso il consigliere e incaricato d’affari dell’Iran, Mohsen Soltani Tehrani [ii].
A Gerusalemme, Milei ha ricevuto anche la Medaglia d’Onore Presidenziale, la più alta onorificenza civile di Israele, conferita a coloro che danno un “contributo eccezionale allo Stato di Israele o all’umanità” [iii].
L’Argentina in vendita agli stranieri
Dalla firma degli Accordi di Isacco, la presenza israeliana si è rafforzata nel Paese e aumentano le preoccupazioni sulla vendita di terre a soggetti più o meno legati al sionismo.
I nomi stranieri di alcuni degli attuali proprietari delle terre argentine sono conosciuti: “il Gruppo Benetton detiene 920.000 ettari in Patagonia. Joe Lewis possiede 38.000 ettari a Río Negro, con accesso al lago Escondido, chiuso al pubblico. Donald Trump, Peter Thiel, Paul Tudor Jones e Eduardo Elsztain sono interessati a quote sempre più crescenti di territorio.
In questo quadro, molta preoccupazione ha destato il recente progetto di legge governativo per la vendita di terra agli stranieri. Secondo l’Osservatorio di terre dell’Università di Buenos Aires (UBA) oggi sono in mani straniere circa 13,2 milioni di ettari (132.000 Km quadrati), un’estensione comparabile a quella della Grecia. Parliamo del 5% del totale del Paese. Secondo i dati del Ministero di Giustizia argentino, il governo di Javier Milei ha consegnato 111 certificati di abilitazione per l’acquisto di terre rurali da parte di stranieri. Nel 2024 erano stati 35, nel 2025 “solo” 29 mentre in questi mesi del 2026 sono già 47 [iv]. La legge in vigore, varata nel 2011, fissa il limite al 15% per la vendita di terre agli stranieri. Approfittando della distrazione di massa per i mondiali di calcio, il progetto Milei di “legge sull’inviolabilità della proprietà privata” voleva elevarlo dal 15% al 25%. L’assalto neocoloniale portava “la firma e il marchio” di Federico Sturzenegger, “Ministro per la Deregulation e la Trasformazione dello Stato” e aveva l’obiettivo esplicito di eliminare i limiti e il controllo per l’acquisizione di immobili da parte di stranieri. Come se non bastasse, cercava di rimuovere gli ostacoli agli sfratti e ai meccanismi di protezione alle comunità e ai piccoli produttori, nonché allentare le restrizioni d’uso delle aree incendiate, stabilite nella legge.
Ma, nonostante le forti pressioni sui parlamentari, lo scorso 16 agosto, il governo di Javier Milei ha subito la sua terza sconfitta nel tentativo di manomettere la legge in vigore. Per il momento, il progetto è stato respinto, anche grazie ad una grande mobilitazione popolare che ha fatto saltare i piani del governo [v].
Durante il dibattito parlamentare, un senatore della provincia de La Rioja, Fernando Rejal, ha ricordato un caso clamoroso del 2008. In quell’anno, in un’asta a Buenos Aires del Banco Nacion, un rabbino statunitense, Iaim Yosef Libersohn, aveva acquistato la quisquilia di 200.000 ettari, nella provincia de La Rioja per 650.000 dollari. Peccato che nelle terre acquistate c’è un paese intero (Valle Hermosa) con i suoi abitanti, la chiesa, la scuola, etc. oltre al deposito di acqua più importante de La Rioja, la provincia più arida dell’Argentina [vi]. Grazie a una denuncia televisiva, il caso aveva scatenato l’indignazione nazionale. Nel luglio 2010, il Ministero dell’Interno della Nazione, allora guidato dal kirchnerista Florencio Randazzo, è intervenuto per sospendere l’operazione, ha avviato un’indagine sulla procedura e ha denunciato «irregolarità» nelle pratiche e nei contratti di compravendita. Ciò ha portato Libersohn a presentare una denuncia presso la Corte Federale di New York, che alla fine è finita nel nulla.
Gli incendi ed il cambio della destinazione d’uso della terra
In Argentina, la normativa vigente (L. n. 26.815) vieta di modificare per 60 anni l’uso o la destinazione delle foreste native, delle aree protette e delle zone umide colpite da incendi, siano essi dolosi o accidentali. La tutela di 60 anni prevede inoltre restrizioni alla loro divisione, lottizzazione, frazionamento e sviluppo immobiliare. Nel progetto di legge del governo Milei di «inviolabilità della proprietà privata» saltavano i paletti, eliminando direttamente le restrizioni.
Negli ultimi anni ed in più occasioni, sono apparsi “turisti escursionisti” al sud dell’Argentina, così come nel caso del Cile [vii]. Così come è avvenuto con l’Italia, molti di loro sono soldati o riservisti dell’IDF che vengono a “decomprimersi” alla fine del servizio militare e dopo i massacri in terra palestinese. In diversi casi, ampiamente documentati [viii] , la presenza di questi “turisti” coincide casualmente con terribili incendi che devastano ampie zone di territorio [ix]. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, gli incendi hanno devastato più di 230.000 ettari a Chubut, La Pampa, Río Negro, Neuquén e Santa Cruz.
Sempre casualmente, si moltiplicano le indiscrezioni su progetti immobiliari legati ad imprese israeliane, nonostante fonti sioniste li neghino con veemenza
Malvine e petrolio
La Coalizione argentina per le Isole Malvine insieme alla campagna BDS del Paese ha denunciato la presenza nelle isole della compagnia israeliana Navitas Petroleum, tramite la sua controllata britannica, Navitas Petroleum Development and Production, in un’area oggetto di una storica controversia di sovranità tra l’Argentina e il Regno Unito [x].
Navitas Petroleum (insieme a Rockhopper Exploration) ha annunciato investimenti milionari per sviluppare la prima fase del giacimento petrolifero Sea Lion [xi], scoperto nel 2010 a circa 220 chilometri a nord delle Malvine. Con un investimento iniziale previsto di 1,8 miliardi di dollari USA, il piano di sviluppo mira a estrarre oltre 170 milioni di barili di petrolio dalle riserve stimate nella fase iniziale, con un’espansione prevista che potrebbe raddoppiare tale cifra. Il valore potenziale dei giacimenti nel lungo termine potrebbe superare i 10 miliardi di dollari USA.
Al comando di Navitas Petroleum c’è Gideon Tadmor, un pioniere del settore energetico israeliano, mentre l’amministratore delegato è Amit Kornhauser, ex direttore finanziario di Navitas e Delek Energy. Brillano per la loro assenza i cittadini argentini, sia nel consiglio di amministrazione, che tra i principali azionisti istituzionali.
Pochi giorni fa, il Presidente Milei, con una mossa elettorale populista a sorpresa che liscia il pelo al nazionalismo argentino, ha annunciato sanzioni contro le società coinvolte nello sfruttamento degli idrocarburi nelle Isole Malvine. In tutta risposta, anche per tranquillizzare i suoi azionisti, Navitas in un suo comunicato ha sostenuto che: “La società considera che i recenti avvenimenti non avranno alcun effetto materiale” [xii]. In altri termini, per Navitas Petroleum non ci saranno variazioni, né sul progetto di estrazione, né sul cronogramma previsto.
Acqua (Mekorot) e litio (XtraLit)
Le aziende israeliane in America Latina non si limitano al business delle armi e della sicurezza. C’è un’altra presenza ingombrante, meno appariscente ma altrettanto strategica: Mekorot, la compagnia statale che gestisce le risorse idriche israeliane. Un nome che, nei dossier ONU, compare da oltre trent’anni accanto a una parola pesante: apartheid dell’acqua. La pratica è nota — sottrarre acqua ai Palestinesi per garantirla ai coloni israeliani — eppure Mekorot continua a espandersi all’estero come se nulla fosse.
In Argentina Mekorot ha messo radici profonde: 12 province su 23 hanno firmato accordi di consulenza e piani di gestione idrica con l’azienda, insieme alla gigantesca AySA (Agua y Saneamientos Argentinos) [xiii], la società che controlla i servizi igienico sanitari di Buenos Aires. Tutto avvenuto senza gara pubblica, senza consultazioni, senza trasparenza. Un affidamento diretto che ha tagliato fuori università, istituti scientifici, professionisti locali, proprio quelli che vivono sulla pelle la crisi idrica e le sue conseguenze sociali e ambientali.
E non finisce qui. Nel nord del Paese, dove si estrae il litio, il presidente Javier Milei ha appena stretto un accordo con l’israeliana XtraLit [xiv]. Un incastro perfetto: Mekorot controlla l’acqua, XtraLit la consuma. Com’è noto, l’estrazione del litio divora milioni di litri d’acqua, sottraendoli alle comunità che già vivono in condizioni di scarsità. Il risultato è un paradosso feroce: mentre il governo promette sviluppo e modernizzazione, consegna a un’azienda straniera la chiave della risorsa più fragile del Paese.
Sorveglianza di massa e intelligenza artificiale
Mentre bombarda Gaza, Israele offre i propri “servizi” potenziati dall’intelligenza artificiale, tra cui i missili guidati che permettono di individuare obiettivi con una quantità “accettabile” di “danni collaterali”.
In Argentina, nel settembre 2017 è stato firmato un “accordo di cooperazione in materia di sicurezza pubblica e affari interni” con Israele [xv], mentre le forze di polizia di diverse province, tra cui quelle di Buenos Aires, Tucumán, Salta, San Juan e Santa Fe, hanno effettuato viaggi di formazione in Israele. L’entità sionista ha inoltre sviluppato software di sorveglianza utilizzati in America Latina per violare i diritti umani. Uno di questi è il software Pegasus, della società israeliana NSO Group, che permette di controllare il microfono e la fotocamera dei cellulari. In Argentina, il software utilizzato per lo spionaggio in due casi emblematici (quelli delle famiglie di Santiago Maldonado e di Jones Huala) è anch’esso israeliano, in questo caso della società Voyager Labs.
Peter Thiel e Palantir in Argentina
Dopo l’Honduras ed il tentativo di fondarvi la “città Stato Prospera” [xvi], l’Argentina è nel mirino di Peter Thiel [xvii]. Thiel (imprenditore e politico di origini tedesche, poi naturalizzato statunitense e neozelandese) è stato cofondatore di PayPal e uno dei primi investitori di Facebook, ma i suoi affari vanno ben oltre il mondo finanziario. È anche cofondatore di Palantir Technologies, azienda specializzata nell’analisi massiva dei dati, nell’intelligenza artificiale e nelle piattaforme utilizzate da organismi militari, servizi di intelligence e agenzie di sicurezza in diversi paesi. La sua azienda è tra le più influenti nel complesso militare-industriale-tecnologico statunitense, e vanta contratti con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, agenzie di intelligence ed alcune forze armate occidentali.
L’imprenditore ha legami con l’Argentina almeno dal 2017, quando era al governo Mauricio Macri e la sua azienda ha cercato di aggiudicarsi l’appalto per la digitalizzazione degli archivi relativi al caso AMIA. Dal 2022 Palantir è presente in maniera ufficiale nel Paese. All’epoca, Thiel ha conquistato l’appoggio di Santiago Caputo (assessore politico e finanziario di Milei e uno degli architetti della sua vittoria elettorale) [xviii].
Tra i primi contatti di Thiel, c’era anche l’allora senatrice Patricia Bullrich, una politica per tutte le stagioni. Con un passato remoto nella Gioventù Peronista (JP), poi “donna forte” del governo di Mauricio Macri, dove è stata Ministra del lavoro e Ministra per la Sicurezza. In seguito, candidata di Macri alla Presidenza, poi passata armi e bagagli con Milei che l’ha nominata di nuovo Ministra per la Sicurezza, ed oggi capogruppo al Senato del suo partito (La Libertad Avanza).
Lo scorso 12 aprile, Peter Thiel è sceso a Buenos Aires dal suo jet privato come un moderno conquistador del XXI secolo. Al suo fianco, il marito Matt Danzeisen, ex vicepresidente di BlackRock: una coppia che non viaggia per turismo, ma per affari di peso. Thiel, già compagno di merende di Jeffrey Epstein [xix], ha comprato una “modesta” casetta da 12 milioni di dollari nell’elegante quartiere di Palermo Chico. Ma la vera partita non è a Buenos Aires: è in Patagonia.
Il suo interesse per il Sud dell’Argentina è esploso dopo il via libera di Milei alla riforma della legge sui ghiacciai, approvata il 9 aprile. Una riforma che riduce la protezione dei ghiacciai e apre la porta all’estrazione di litio e rame nelle aree più delicate del Paese [xx], togliendo il lucchetto al caveau naturale dell’Argentina.
E qui entra in scena Thiel. Perché i data center dell’Intelligenza Artificiale —che alimentano la nuova corsa globale al potere digitale — hanno fame di due cose: energia e acqua. La Patagonia ne ha in abbondanza.
Nel settore energetico, il suo fondo Thiel Macro ha appena acquisito circa l’1% delle azioni di Vista Energy dell’imprenditore argentino Miguel Galuccio, uno dei principali operatori petroliferi della zona di Vaca Muerta . [xxi]
In altri termini, mentre Milei smonta le tutele ambientali, uno dei miliardari più influenti e “l’anima nera” della Silicon Valley si prepara a mettere le mani su terre strategiche, ricche di acqua e di litio.
In Argentina, la frontiera dell’IA è un territorio reale, fatto di ghiacciai che si sciolgono, comunità che resistono e investitori globali che fiutano l’affare.
Secondo quanto riferisce “Il Fatto quotidiano”, in quella visita Thiel ha incontrato i ministri Federico Sturzenegger (l’uomo della Deregulation dello Stato) e Pablo Quirno (Esteri). Nell’agenda anche una riunione con Milei, appena rientrato da Israele, dopo la firma degli Accordi di Isacco che rafforzano la cooperazione in materia di Intelligence tra Tel Aviv e Buenos Aires. I due hanno discusso dei servizi offerti da Palantir in quanto a riorganizzazione e incrocio di dati, con particolare enfasi sulla l’”Intelligence preventiva” e la sorveglianza reticolare dei cittadini, con l’individuazione “automatica” di potenziali minacce attraverso l’utilizzo dell’IA. Occasione ghiotta, visto che nel 2025 Milei ha riformato i servizi segreti argentini e dato vita all’Agenzia centrale di Cyberintelligence.
Ma non tutti si sentono rassicurati dalla affinità tra Milei e Thiel. “Palantir non bussa alla porta dei governi per offrire uno strumento, ma si presenta con una cosmovisione completa”, denuncia Ezequiel Tosco, Segretario dell’Associazione argentina dei lavoratori informatici (AGC), che richiama l’attenzione sul Manifesto della Repubblica tecnologica recentemente lanciato da Alex Karp, amministratore delegato dell’azienda. “Vogliono imporre una nuova architettura di potere, presentare una rosa di nemici e opporsi a ogni sorta di dibattito pubblico”, aggiungono i professionisti del settore. Questa azienda non è un semplice fornitore di tecnologia. Ha pubblicato un manifesto esplicito: tecnofascismo, suprematismo, gerarchie quasi razziali e sorveglianza di massa come modello di business. I suoi fondatori, Thiel e Karp, definiscono “Anticristo” chi chiede etica nell’IA e sostengono che la democrazia sia un’ingenuità [xxii] . In sintesi, Karp auspica la supremazia globale dell’Occidente tramite l’uso aggressivo dell’IA e l’integrazione tra Silicon Valley e Pentagono.
A proposito di Pentagono, Palantir è sotto i riflettori anche per l’utilizzo di un proprio software nel bombardamento della scuola Shajareh Tayyebeh, a Minab, nel sud dell’Iran, avvenuto il 28 febbraio 2026, per mano degli Stati Uniti. Secondo l’Unicef, l’attacco ha causato la morte di almeno 168 persone, la maggior parte delle quali bambine di età compresa tra i 7 e i 12 anni.
Oltre all’Argentina, Thiel è già presente in Ecuador, dove ha lanciato Palantir Foundry, una piattaforma di analisi dati che offre servizi alla dogana e alla Corporazione nazionale di telecomunicazioni.
A maggio 2026, Thiel ha fatto una vista discreta in Cile, dove si è riunito con l’attuale presidente pinochetista José Antonio Kast e con José Piñera, ministro del Lavoro e della Previdenza sociale (1978-80) della dittatura di Augusto Pinochet ed architetto della privatizzazione del sistema pensionistico.
(Continua…)