Appunti di Sociologia del Turismo. Tecnologie della potenza, intelligenza artificiale e futuro dell’umanità: una riflessione sul diritto a viaggiare per conoscere il mondo
par Laura Tussi
lunedì 17 agosto 2026
Il turismo contemporaneo si sviluppa dentro una società profondamente trasformata dalla tecnologia. Intelligenza artificiale, automazione, sistemi digitali, nuove infrastrutture energetiche e strumenti di sorveglianza stanno modificando non soltanto il modo di viaggiare, ma anche il modo in cui le persone abitano i territori, costruiscono relazioni e percepiscono la propria libertà.
Per la sociologia del turismo, interrogarsi sulla tecnologia significa dunque andare oltre la descrizione delle innovazioni applicate al settore. Significa chiedersi quale idea di persona, di società e di futuro venga incorporata nelle tecnologie che utilizziamo. Il turismo, infatti, non è soltanto mobilità e consumo di luoghi: è incontro tra persone e culture, esperienza educativa, rapporto con l’ambiente e possibilità di costruire relazioni. Per questo la trasformazione tecnologica deve essere valutata anche alla luce della dignità umana, della sostenibilità, della pace e del bene comune.
In un’epoca segnata da guerre, riarmo, disuguaglianze e crescente concentrazione del potere economico e tecnologico, diventa particolarmente importante interrogarsi sui limiti della tecnica. La questione non è rifiutare il progresso scientifico, ma stabilire quali finalità debba perseguire e chi debba poterle determinare.
Il nucleare e il mito della neutralità civile
Il dibattito sull’energia nucleare rappresenta uno degli esempi più significativi di questa tensione. La narrazione sull’atomo si è a lungo fondata sulla distinzione tra il suo impiego militare e quello civile. L’energia nucleare destinata alla produzione elettrica viene infatti presentata come una tecnologia separabile dalla dimensione distruttiva dell’arma atomica.
Questa distinzione, tuttavia, non elimina gli interrogativi etici, ambientali e politici legati al nucleare civile. La gestione delle scorie radioattive per periodi estremamente lunghi, la vulnerabilità degli impianti, i costi, la sicurezza e la concentrazione della produzione energetica pongono questioni che riguardano direttamente le generazioni presenti e future.
Il problema non è soltanto tecnico. È anche politico e sociale: chi decide, chi controlla, chi sostiene i costi e chi assume la responsabilità dei rischi?
Per questo il nucleare può essere assunto, in questa prospettiva, come simbolo di una concezione della tecnica nella quale la promessa di efficienza e di benessere rischia di prevalere sulla valutazione complessiva delle conseguenze. La questione fondamentale diventa allora quella della responsabilità intergenerazionale: nessuna generazione dovrebbe trasferire a quelle future rischi che non è stata in grado di risolvere.
L’intelligenza artificiale e il problema del controllo
Interrogativi analoghi emergono con l’ascesa dell’intelligenza artificiale. L’IA non è uno strumento completamente neutrale: viene progettata, addestrata, finanziata e utilizzata all’interno di specifici sistemi economici, politici e sociali.
Gli algoritmi possono contribuire a migliorare servizi, ricerca, medicina, istruzione e mobilità, ma possono anche riprodurre discriminazioni presenti nei dati, concentrare potere e informazioni nelle mani di pochi soggetti e aumentare forme di controllo sociale.
La questione sociologica centrale è quindi comprendere chi possiede la tecnologia, chi stabilisce le regole del suo utilizzo e quali interessi vengano incorporati nelle decisioni automatizzate.
Questa riflessione riguarda direttamente anche il turismo. Algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale sono ormai sempre più presenti nella gestione dei flussi turistici, nella personalizzazione delle offerte, nella determinazione dei prezzi, nella promozione delle destinazioni e nell’organizzazione dei trasporti. Possono rendere i servizi più efficienti, ma possono anche trasformare il viaggiatore in un insieme di dati e il territorio in un prodotto da ottimizzare.
Il rischio è quello di dimenticare che dietro ogni dato esiste una persona e che ogni territorio è una comunità, non semplicemente una destinazione commerciale.
Turismo, tecnologia e libertà
La digitalizzazione ha prodotto opportunità straordinarie per il turismo. Oggi è possibile conoscere luoghi lontani, organizzare viaggi, accedere a informazioni in tempo reale, tradurre lingue, ridurre alcune barriere alla mobilità e progettare esperienze maggiormente accessibili.
Ma la tecnologia non deve diventare un fine in sé. Un turismo realmente sostenibile e umano dovrebbe utilizzare l’innovazione per favorire l’accessibilità, la conoscenza reciproca, la tutela dei territori e la qualità della vita delle comunità locali. L’intelligenza artificiale può aiutare a distribuire meglio i flussi, ridurre gli sprechi, migliorare la mobilità e rendere più efficienti i servizi pubblici e turistici.
La stessa tecnologia può però essere utilizzata per aumentare la sorveglianza, favorire il consumo indiscriminato dei territori o rafforzare modelli turistici fondati esclusivamente sulla massimizzazione del profitto.
Da qui nasce una domanda fondamentale per la sociologia del turismo: vogliamo una tecnologia al servizio del turismo oppure un turismo subordinato alla logica della tecnologia?
La deterrenza come tregua armata
Il problema assume una dimensione ancora più drammatica quando l’intelligenza artificiale viene integrata negli apparati militari.
La convergenza tra IA, sistemi d’arma autonomi, analisi predittiva, droni e tecnologie cibernetiche apre scenari nei quali la decisione sull’uso della forza può essere progressivamente affidata a sistemi automatizzati.
La dottrina della deterrenza, ereditata dalla Guerra fredda, presenta la sicurezza come risultato dell’equilibrio delle minacce. In questa prospettiva, la pace non viene costruita principalmente attraverso la cooperazione, il dialogo e la giustizia internazionale, ma attraverso la capacità reciproca di infliggere una distruzione tale da rendere troppo alto il costo della guerra.
È una concezione della pace che rischia di trasformarsi in una tregua armata.
Ogni nuova tecnologia militare può alimentare una nuova corsa agli armamenti, riducendo progressivamente gli spazi della mediazione politica e aumentando la velocità con cui possono essere prese decisioni irreversibili.
Questo tema riguarda anche il turismo in modo meno immediato ma profondo. Le guerre distruggono città, infrastrutture, paesaggi, patrimoni culturali e relazioni sociali. Interrompono la mobilità, cancellano economie locali e trasformano territori destinati all’incontro in luoghi di paura e separazione.
La pace, quindi, non rappresenta una condizione esterna al turismo: ne costituisce una delle condizioni fondamentali.
Oltre il determinismo tecnologico
Ripensare il futuro significa allora mettere in discussione il determinismo tecnologico, cioè l’idea secondo cui tutto ciò che è tecnicamente possibile debba necessariamente essere realizzato.
Non tutto ciò che possiamo fare dobbiamo necessariamente farlo.
Il progresso non può essere misurato soltanto dalla potenza delle macchine, dalla velocità dei processori o dalla capacità di elaborare quantità sempre maggiori di dati. Deve essere valutato anche sulla base della sua capacità di migliorare la vita delle persone, ridurre le disuguaglianze, proteggere l’ambiente e ampliare gli spazi di libertà.
In questa prospettiva, il primato dell’etica sulla tecnica non significa rifiuto della scienza. Al contrario, significa restituire alla conoscenza scientifica il suo significato più alto: essere strumento al servizio dell’umanità.
La tecnologia deve essere governata dalla politica democratica, dalla responsabilità sociale e dalla coscienza individuale e collettiva. Non può essere lasciata esclusivamente nelle mani dei mercati o di ristrette élite economiche e tecnologiche.
Il turismo come laboratorio di un diverso rapporto con la tecnica
La sociologia del turismo può offrire un contributo importante a questa riflessione perché studia il rapporto tra mobilità, società, cultura, ambiente e territorio.
Il turismo può diventare un laboratorio nel quale sperimentare un uso diverso dell’innovazione: tecnologie capaci di migliorare l’accessibilità per le persone con disabilità; sistemi intelligenti per ridurre il sovraffollamento delle destinazioni; strumenti per diminuire consumi energetici e sprechi; applicazioni utili alla tutela del patrimonio culturale; piattaforme che favoriscano una distribuzione più equa dei benefici economici.
In questo senso, la trasformazione digitale dovrebbe essere accompagnata da una trasformazione culturale.
Non basta rendere più intelligente una destinazione turistica. Occorre renderla più giusta, più accessibile, più sostenibile e più rispettosa delle persone che la abitano.
Il viaggiatore non dovrebbe essere considerato soltanto come consumatore. È un cittadino temporaneo del territorio che attraversa e, attraverso il viaggio, può diventare protagonista di un incontro culturale capace di produrre conoscenza e comprensione reciproca.
Una conclusione operativa: governare la tecnologia, umanizzare il turismo
La sfida per il futuro consiste dunque nel governare la tecnologia e non nel subirla.
Per la sociologia del turismo questo significa innanzitutto educare studenti, operatori e cittadini a una cultura digitale critica, capace di comprendere opportunità e rischi dell’intelligenza artificiale. Significa chiedere trasparenza sugli algoritmi che influenzano prezzi, accessibilità, informazioni e distribuzione dei flussi turistici.
Significa inoltre promuovere tecnologie orientate alla sostenibilità ambientale, alla tutela del patrimonio, all’accessibilità e alla qualità del lavoro, evitando che la digitalizzazione produca nuove forme di esclusione.
Sul piano più generale, occorre sostenere il controllo democratico delle tecnologie ad alto rischio, contrastare la militarizzazione dell’intelligenza artificiale e promuovere il disarmo come condizione della sicurezza collettiva.
Università, scuole, istituzioni, imprese e comunità locali possono collaborare per costruire una cultura della tecnologia fondata sulla responsabilità e sulla cura.
Il vero progresso, in definitiva, non consiste nel rendere l’essere umano sempre più simile alla macchina, ma nel fare in modo che la macchina rimanga al servizio dell’essere umano.
Anche il turismo può contribuire a questa trasformazione: non soltanto attraverso innovazioni più efficienti, ma attraverso viaggi capaci di educare alla conoscenza, al dialogo e alla pace. Perché una società tecnologicamente avanzata non sarà necessariamente una società più civile. Lo diventerà soltanto quando saprà utilizzare la propria potenza per proteggere la vita, custodire i territori, favorire l’incontro tra i popoli e costruire un futuro nel quale la tecnica sia finalmente subordinata alla dignità della persona.
Laura Tussi