America fuori controllo

par Annalisa Martinelli
venerdì 30 gennaio 2026

Gli Stati Uniti guidati da Donald Trump, stanno attraversando una profonda tensione sociale e politica. Il fulcro di tale crisi nazionale è la città di Minneapolis, dove si sono verificate violente aggressioni e l'uccisione a sangue freddo, da parte delle forze dell'ICE, di due cittadini americani.

Autore: Gianluca Costantini

Immediata la reazione massiccia dei cittadini, e di gente in varie parti del mondo, che si sono riversati nelle strade a manifestare contro ogni tipo di violenza. Durante le proteste contro l'ICE, all'aeroporto di Minneapolis St. Paul, sono stati arrestati oltre 100 leader religiosi di diverse fedi.

Denominata "Operation Metro Surge", è un'imponente azione di contrasto all'immigrazione voluta e ordinata dall'amministrazione Trump, gestita centralmente da DHS (Department of Homeland Security), il Dipartimento della Sicurezza Interna creato nel 2022 dopo gli attentati dell'11 settembre 2001. DHS è in pratica l'organizzazione che sovrintende diverse agenzie, tra cui il CBP (Customs and Border Protection) Dogana e Polizia di Frontiera, che include la Border Patrol, la polizia che pattuglia i confini, l'ICE (Immigration and Customs Enforcement) Polizia per l'Immigrazione e le Dogane, e la TSA (Transportation Security Administration), per la sicurezza aeroportuale.

L'ICE è il braccio operativo principale del DHS per l'applicazione delle leggi migratorie nel territorio degli Stati Uniti. Opera nelle città e nelle comunità, a differenza del CBP che si occupa dei confini. Si è scatenata la caccia all'uomo ad ogni costo e con ogni mezzo. Gli agenti dell'ICE hanno il compito di rintracciare, arrestare, imprigionare ed infine espellere gli stranieri illegali o che hanno commesso reati. Risulta che gli agenti impegnati nell'operazione siano sottoposti ad elevate pressioni per incrementare al massimo gli arresti. La segretaria del DHS, Kristi Noem, e l'amministrazione Trump hanno celebrato pubblicamente la "grande vittoria", ovvero gli oltre 3000 arresti in poche settimane. Peccato che abbiano rastrellato vittime innocenti, ed è questo l'aspetto più tragico. Quella che era stato presentato come un'operazione per garantire più sicurezza, si è trasformata in pura violenza e terrore, in un corpo estraneo e ostile alla vita, da cui doversi difendere.

Priorità dovrebbe essere data a soggetti con precedenti penali gravi, sospettati di terrorismo, trafficanti di droga e quant'altro, individui ad alta pericolosità sociale. In realtà, al di là delle dichiarazioni ufficiali, le operazioni colpiscono pesantemente ed in modo sistematico persone senza alcun precedente penale, in molti casi sono perfettamente integrate nel tessuto sociale ma non in possesso di un permesso di lavoro legale. Padri di famiglia, in cerca di un futuro migliore, non dei criminali. I raid nei posti di lavoro, nelle case, nelle scuole, sono ormai diventati il cavallo di battaglia della "campagna di deportazione di massa" voluta da Trump. Le operazioni si concentrano in ambiti lavorativi chiave quali l'edilizia, agricoltura, hotel e ristoranti, piccoli esercizi come panifici, autolavaggi e saloni di bellezza, o anche in grandi catene e industrie produttive.

L'uso di agenti mascherati, auto civili, ingressi forzati nelle abitazioni, hanno creato un clima di terrore, da occupazione militare, che potrebbe sfociare in una guerra civile. Molte persone sono state prelevate per strada o dalle loro case, perfino dal letto. Chi con documenti regolari o in attesa di asilo è finito nel sistema di detenzione, senza nemmeno poter comunicare con i familiari. Arresti indiscriminati, come in una vasta operazione di "pesca a strascico".

Le morti di Renée Good (7 gennaio 2026) e di Alex Jeffrey Pretti (24 gennaio 2026), ne svelano gli aspetti più atroci e frettolosi. E la rabbia è esplosa a Minneapolis dopo queste uccisioni a sangue freddo, tra l'altro di due cittadini americani.

Renée Good (37 anni), poetessa e attivista, madre di tre figli, si trovava in un'area residenziale di South Mineeapolis con la compagna, dopo aver accompagnato il figlio di 6 anni a scuola. Stava agendo da legal observer (osservatore legale), un volontario addestrato che monitora, documenta con foto e video le operazioni in corso dell'ICE. I video girati dai passanti, mostrano Renée alla guida della sua auto, ferma trasversalmente nella strada, l'agente Jonathan Ross che la filma a sua volta, le gira intorno, mentre un suo collega tenta di aprire lo sportello. Renée a quel punto cerca di allontanarsi e Ross spara tre colpi a bruciapelo. Quello fatale, in testa. Le ultime parole della Good rivolte all'agente prima di andarsene: Non ce l'ho con te. Hanno tentato goffamente di infangare la sua persona, definendola come una militante politica radicalizzata e sovversiva, una minaccia per gli agenti. Nelle note tecniche dell'ICE e del DHS, viene ripetuto che la Good avrebbe "puntato deliberatamente" il proprio veicolo contro gli agenti, trasformando la situazione in una questione di vita o di morte. Fortunatamente le testimonianze ed i video ripresi da diverse angolazioni, smontano il "castello" costruito per coprire le responsabilità degli agenti.

Il caso di Alex Jeffrey Pretti (37 anni), infermiere di terapia intensiva, arriva come un forte pugno allo stomaco, avvenuto a poche settimane dal precedente, quando l'opinione pubblica sperava che l'indignazione e le proteste su larga scala, potessero portare ad un ridimensionamento della violenza. Pura illusione. Pretti stava filmando col telefonino le operazioni messe in atto dagli agenti dello U.S. Border Patrol, nel quartiere di Whittier, zona sud di Minneapolis, conosciuta come "Eat Street". I video mostrano chiaramente Pretti frapporsi tra un agente e una donna che era stata spinta a terra. La cinge con un braccio per proteggerla e aiutarla. Gli agenti lo accerchiano e lo spintonano, uno di loro gli spruzza in faccia lo spray al peperoncino, mentre cercano di immobilizzarlo a terra. Gli sparano dieci colpi di pistola. Nella versione ufficiale delle autorità federali statunitensi, Alex Jeffrey Pretti era armato di una pistola con due caricatori e stava "brandendo" l'arma. Testimoni oculari e video smentiscono categoricamente la versione: Pretti aveva in una mano il cellulare e aveva alzato l'altro braccio. Pretti possedeva un regolare porto d'armi ed è vero che aveva una pistola, non è chiaro però se gliel'avessero già tolta prima dell'aggressione o se nel momento in cui lo hanno messo a terra un agente abbia gridato "ha una pistola". Sta di fatto che il giovane uomo aveva in mano solo il telefonino.

Non si tratta di errori di singoli agenti, sono evidentemente modelli sistematici di aggressione violenta e spregiudicata.

Sono patrioti, ha detto Trump il 24 gennaio: "Let our ICE patriots do their job". Lasciate che i nostri patrioti dell'ICE facciano il loro lavoro.

 

Autore del disegno: Gianluca Costantini, artista, attivista e autore di graphic journalism.

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