Addio Emilio Fede. Una vita per l’informazione piegata a propaganda
par Giotto
martedì 2 settembre 2025
Emilio Fede, l’ultimo “telegatto” del berlusconismo: addio al direttore che scambiò il TG4 per un comizio
Emilio Fede è morto oggi, 2 settembre 2025, a 94 anni, nella Rsa San Felice di Segrate. Accanto a lui le figlie Simona e Sveva. Con lui se ne va il volto più esplicitamente militante del giornalismo televisivo all’ombra di Silvio Berlusconi: per oltre vent’anni il TG4 è stato il suo pulpito e, spesso, la sua claque.
L’amicizia con Berlusconi, molto più che “vicinanza”
Dalla Fininvest di fine anni ’80 (Videonews e Studio Aperto) alla direzione del TG4 dal 1992 al 2012, Fede ha legato destino professionale e retorica personale alla parabola politica del Cavaliere. Memorabile—e rivelatrice—l’emozione in diretta per la “discesa in campo” e le vittorie elettorali, la difesa a spada tratta del capo, l’editoriale contro Montanelli quando osò non allinearsi. Non un direttore, ma un cerimoniere. Non un telegiornale, ma un after dinner di partito.
Questa impostazione non fu solo percezione: l’Autorità garante (AGCOM) sanzionò più volte il TG4 per violazioni della par condicio (2004 e 2006). In un’occasione Fede andò in onda con una targhetta al collo con il testo del provvedimento: un gesto metà sfida, metà gag. La sostanza rimase: informazione piegata a propaganda.
Dal “bunga bunga” alla sentenza definitiva
Nel caso Ruby bis—la costola giudiziaria del circo mediatico passato alla storia come “bunga bunga”—Fede non fu un comprimario: per i giudici era il “garante delle serate di Arcore”, l’uomo di raccordo del format. La Cassazione ha reso definitiva, l’11 aprile 2019, la sua condanna a 4 anni e 7 mesi per favoreggiamento della prostituzione (con tentativo di induzione), insieme a Nicole Minetti. Berlusconi, in altri filoni, è stato assolto; Ruby ter si è chiuso per lui con assoluzione nel 2023. I fatti che riguardano Fede, però, sono diventati sentenza passata in giudicato.
L’estorsione (con foto taroccate) a Mediaset
La seconda condanna definitiva è del 2021: 2 anni e 3 mesi per estorsione/tentata estorsione ai vertici Mediaset (fotoricatti “hot” falsi confezionati dopo il suo licenziamento nel 2012 per strappare un’uscita più ricca e un contratto). Nelle carte compaiono pressioni anche verso Berlusconi e Confalonieri. La Cassazione ha confermato la sentenza di Milano.
Domiciliari, “evasione di compleanno” e bancarotta (poi caduta)
A causa dell’età la pena del Ruby bis fu scontata ai domiciliari. Nel 2020 fu fermato a Napoli per evasione (era a cena per il suo compleanno: il gip ne ridimensionò l’intento). Quanto al concorso in bancarotta nel crack LM Management di Lele Mora: condannato in primo grado (2017), poi assolto in appello (2018) perché i soldi ricevuti furono ritenuti compensi leciti.
Carriera: gli inizi, i titoli, le svolte
Cronista di lungo corso in Rai (anche direttore del TG1 per un periodo), poi l’approdo a Rete A e la fondazione del TgA (1987). In Fininvest dirige Studio Aperto (1991) e dal 1992 il TG4, che personalizza fino a identificarlo con sé stesso. È qui che costruisce la sua notorietà e la sua caricatura: un direttore che “annuncia” più che raccontare, che apre con editoriali, che usa il lessico della curva. Per AGCOM e vari osservatori, manca la par condicio; per i detrattori, semplicemente propaganda.
Un bilancio (critico, sì)
Nel congedo pubblico di Fede c’è poco spazio per le mezze tinte. Ha innovato? Ha certamente spinto il modello del direttore-star, ma svuotando la notizia della sua autonomia. Ha “raccontato” il potere? Spesso lo ha incensato. E quando le luci si sono spente, le cronache giudiziarie hanno restituito l’immagine di un professionista al centro—e non ai margini—del dispositivo che orbitava attorno ad Arcore. Il suo lascito, per il giornalismo, è un monito: quando la linea editoriale diventa devozione e l’etica si piega all’appartenenza, il telegiornale smette di informare..