A Milano, la Tre Giorni per la Pace si chiude con una sala strapiena: cresce la domanda di non violenza e di confronto. Presentato Narrazioni di pace di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici
par Laura Tussi
mercoledì 30 settembre 2026
Una sala strapiena, attenzione continua e una partecipazione intensa hanno accompagnato a Milano la quarta edizione della Tre Giorni per la Pace promossa dal Coordinamento per la Pace – Milano.
Dal 18 al 20 settembre, il Centro Internazionale di Quartiere di via Fabio Massimo, al Corvetto, è diventato un luogo di confronto civile su guerra, riarmo, geopolitica, informazione e possibilità concrete di costruire percorsi di pace.
Non soltanto una sequenza di incontri, dunque, ma un appuntamento che ha mostrato quanto sia presente nella società una domanda di discussione e di approfondimento sui grandi conflitti internazionali e sulle scelte che coinvolgono anche l’Italia. Il pubblico ha seguito con attenzione gli interventi, partecipando al confronto e trasformando la tre giorni in uno spazio di discussione collettiva.
Il tema scelto per questa quarta edizione, “Fuori l’Italia dalla guerra”, ha dato il filo conduttore alle diverse giornate. Il Coordinamento per la Pace – Milano, che riunisce più di trenta associazioni e organizzazioni, ha posto al centro il rapporto tra le scelte italiane, il riarmo europeo e gli scenari di guerra, proponendo una riflessione sul ruolo della società civile e sulla possibilità di costruire una sicurezza fondata sulla cooperazione e non sulla contrapposizione militare.
La giornata conclusiva ha avuto anche un momento particolarmente significativo sul piano culturale con la presentazione di “Narrazioni di pace”, il nuovo libro di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici pubblicato dalle Edizioni Tau. Un volume che nasce dall’esperienza pluriennale dei due autori nel campo dell’educazione alla pace, della memoria e della nonviolenza e che propone la narrazione come uno strumento concreto per contrastare la cultura della guerra.
La presentazione si è inserita perfettamente nel clima della Tre Giorni. Per Tussi e Cracolici raccontare la pace significa infatti dare voce alle esperienze, alle persone e ai percorsi che troppo spesso rimangono ai margini del racconto pubblico. Significa costruire una memoria diversa da quella prodotta dalla sola logica degli eserciti e delle armi, mettendo al centro le vittime, le comunità, la solidarietà e le pratiche quotidiane di trasformazione sociale.
“Narrazioni di pace” raccoglie così una sfida culturale prima ancora che politica: quella di modificare il modo con cui vengono raccontati i conflitti e di restituire spazio alla possibilità di una società nonviolenta. La pace non come parola astratta o semplice auspicio, ma come scelta educativa, responsabilità civile e costruzione quotidiana di relazioni fondate sul dialogo.
La presenza di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici ha quindi aggiunto alla discussione sulla geopolitica una dimensione profondamente umana. Se la Tre Giorni ha interrogato le ragioni delle guerre, il riarmo e gli equilibri internazionali, “Narrazioni di pace” ha ricordato che ogni conflitto produce conseguenze concrete sulle persone e che la costruzione della pace passa anche dalla capacità di raccontare ciò che accade con parole diverse da quelle della propaganda e della contrapposizione.
Particolarmente significativo è stato il confronto con il pubblico, che ha seguito la presentazione con grande attenzione. La sala piena ha mostrato ancora una volta come esista una domanda diffusa di strumenti culturali capaci di aiutare a comprendere il presente e, nello stesso tempo, di immaginare un futuro diverso.
La tre giorni ha avuto un carattere volutamente plurale. Alla discussione hanno preso parte esponenti del mondo della cultura, dell’informazione, della ricerca e dell’associazionismo, affrontando da prospettive diverse le trasformazioni di un mondo attraversato da guerre e profonde tensioni.
Anche il confronto sugli equilibri geopolitici ha suscitato grande interesse. La sessione dedicata alla “maggioranza globale” ha proposto una lettura degli scenari mondiali che va oltre la tradizionale prospettiva occidentale, intrecciandosi con la discussione sul ruolo dell’Europa e dell’Italia nei rapporti con gli Stati Uniti.
La giornata conclusiva ha portato al centro del dibattito proprio questo nodo: quale politica estera per l’Italia e quale spazio per un’iniziativa autonoma dell’Europa in un mondo segnato da guerre e contrapposizioni?
Il successo della manifestazione va letto soprattutto nella partecipazione. In un momento nel quale il dibattito pubblico appare spesso dominato dalla semplificazione e dalla comunicazione immediata, una sala piena per una giornata interamente dedicata alla pace segnala l’esistenza di uno spazio sociale per una discussione più approfondita.
È questo forse il risultato più importante della Tre Giorni per la Pace milanese: avere creato un luogo nel quale persone provenienti da esperienze differenti hanno potuto incontrarsi, ascoltare, porre domande e discutere del rapporto tra guerra e politica, tra informazione e propaganda, tra riarmo e modello economico.
E proprio la presentazione di “Narrazioni di pace” ha contribuito a dare a questa discussione una prospettiva ulteriore: quella della cultura e dell’educazione come terreni decisivi per costruire una società capace di rifiutare la guerra non soltanto quando essa esplode, ma anche nelle idee, nei linguaggi e nelle rappresentazioni che la preparano.
La partecipazione particolarmente intensa registrata nella giornata conclusiva conferma che la pace non è un tema marginale. È una questione che riguarda direttamente il futuro delle società europee, la destinazione delle risorse pubbliche, il ruolo dell’Italia nel mondo e la possibilità per le nuove generazioni di immaginare un futuro non dominato dalla logica permanente della guerra.
Il Coordinamento per la Pace – Milano chiude dunque la quarta edizione della sua Tre Giorni con una rete consolidata e con una risposta importante del pubblico. E il libro di Tussi e Cracolici, presentato proprio in questa occasione, lascia un messaggio che va oltre le giornate dell’iniziativa: per costruire la pace occorre anche imparare a raccontarla, riconoscendo e moltiplicando le esperienze che già oggi la rendono possibile.
Sante Cavalleri