Putin vuole un miliardo di dollari altrimenti niente gas russo all’Europa per questo inverno
par Sergio Bagnoli
mercoledì 4 novembre 2009
Stamattina comunque la compagnia ucraina Naftogaz ha assicurato che procederà al pagamento dei debiti a Gazprom relativi alle forniture di gas del mese di Ottobre.
“Dovete pagare almeno un miliardo di dollari che a titolo di debiti pregressi la compagnia di stato ucraina Naftogaz deve alla nostra Gazprom se vorrete passare l’inverno al caldo”, questo sostanzialmente l’aut-aut espresso per telefono domenica scorsa dal premier russo Vladimir Putin al Presidente di turno dell’Unione Europea, lo svedese Reinfeldt. L’indomani lo stesso concetto è stato espresso, sempre da Putin, al premier danese Rasmussen, segretario generale designato della Nato.
Penalmente un aut-aut del genere dovrebbe chiamarsi estorsione ma in politica, si sa, tutto si stempera, specialmente quando i cattivi hanno una non indifferente influenza nello scacchiere mondiale come è per la Russia che in occidente, nella Nato e nell’Unione europea, può contare su alcuni amici fondamentali tra cui l’Italia di Silvio Berlusconi. Siamo dunque alle solite: l’Unione Europea è ostaggio nuovamente della Russia che minaccia di non fornirle il gas necessario a passare l’inverno a meno che non si accolli parte dei debiti accumulati nei suoi confronti dalla riottosa e povera Ucraina. I russi stimano infatti che le riserve auree di Kiev siano comunque sufficienti a saldare ogni debito pregresso ma in realtà il bersaglio di Putin è un altro: è cioè il crollo del regime del presidente ucraino Vicktor Yushenko, da sempre coerentemente filo-occidentale, che desidererrebbe far entrare il suo paese nella Nato. Putin vuole costringerlo, per pagare i debiti, a far stampare alla banca centrale ucraina miliardi di banconote al fine di costringere il paese dei cosacchi alla bancarotta.
Il prossimo diciassette gennaio comunque a Kiev si vota per le presidenziali e al posto di Yushenko, quasi sicuro di non essere più rieletto, potrebbe trovarsi ben presto, grazie all’appoggio russo rappresentato in Ucraina dall’uomo forte dell’est del paese e cioè da Yanukovich, Yulia Tymoschenko, una volta chiamata la “pasionaria filo-occidentale di Kiev”, oggi pronta a rifugiarsi tra le rassicuranti braccia dell’orso russo, ritornato grazie Putin, ed ai soldi dell’Unione europea, ai tempi dello splendore imperiale sovietico. La Tymoshenko si incontrerà con l’ex agente del Kgb il prossimo 19 Novembre a Yalta. Stamattina comunque l’ucraina compagnia petrolifera di Stato Naftogaz, controllata da quel governo di Kiev il cui premier è proprio la Tymoschenko, ha assicurato Mosca affermando che pagherà regolarmente i suoi debiti relativi allo scorso mese di Ottobre. La Tymoschenko, poi, ha aggiunto che l’Ucraina ha i soldi per saldare ogni pendenza con la Russia ma che la colpa dei mancati pagamenti è attribuibile esclusivamente a Yushenko in preda ormai ad un delirio filo-occidentale che lo conduce a cercare un conflitto aperto con Mosca, condizione essenziale per invocare un aiuto da parte della Nato e dell’Unione europea. La Russia dal canto suo, continuando a minacciare l’Europa e denunciando contemporaneamente di essere vittima dell’ostilità ucraina, si pone innanzitutto l’obiettivo di costringere Bruxelles a sposare le ragioni del gasdotto South Stream, abbandonando definitivamente l’idea di un gasdotto alternativo, tutto europeo, che estrarrebbe la preziosa energia al di fuori dei territori controllati da Mosca: l’arcinoto Nabucco. Non tutte le carte però sono state giocate da parte di tutti e forse la disfida del gas riserverà dopo le presidenziali ucraine nuove sorprese.
Penalmente un aut-aut del genere dovrebbe chiamarsi estorsione ma in politica, si sa, tutto si stempera, specialmente quando i cattivi hanno una non indifferente influenza nello scacchiere mondiale come è per la Russia che in occidente, nella Nato e nell’Unione europea, può contare su alcuni amici fondamentali tra cui l’Italia di Silvio Berlusconi. Siamo dunque alle solite: l’Unione Europea è ostaggio nuovamente della Russia che minaccia di non fornirle il gas necessario a passare l’inverno a meno che non si accolli parte dei debiti accumulati nei suoi confronti dalla riottosa e povera Ucraina. I russi stimano infatti che le riserve auree di Kiev siano comunque sufficienti a saldare ogni debito pregresso ma in realtà il bersaglio di Putin è un altro: è cioè il crollo del regime del presidente ucraino Vicktor Yushenko, da sempre coerentemente filo-occidentale, che desidererrebbe far entrare il suo paese nella Nato. Putin vuole costringerlo, per pagare i debiti, a far stampare alla banca centrale ucraina miliardi di banconote al fine di costringere il paese dei cosacchi alla bancarotta.
Il prossimo diciassette gennaio comunque a Kiev si vota per le presidenziali e al posto di Yushenko, quasi sicuro di non essere più rieletto, potrebbe trovarsi ben presto, grazie all’appoggio russo rappresentato in Ucraina dall’uomo forte dell’est del paese e cioè da Yanukovich, Yulia Tymoschenko, una volta chiamata la “pasionaria filo-occidentale di Kiev”, oggi pronta a rifugiarsi tra le rassicuranti braccia dell’orso russo, ritornato grazie Putin, ed ai soldi dell’Unione europea, ai tempi dello splendore imperiale sovietico. La Tymoshenko si incontrerà con l’ex agente del Kgb il prossimo 19 Novembre a Yalta. Stamattina comunque l’ucraina compagnia petrolifera di Stato Naftogaz, controllata da quel governo di Kiev il cui premier è proprio la Tymoschenko, ha assicurato Mosca affermando che pagherà regolarmente i suoi debiti relativi allo scorso mese di Ottobre. La Tymoschenko, poi, ha aggiunto che l’Ucraina ha i soldi per saldare ogni pendenza con la Russia ma che la colpa dei mancati pagamenti è attribuibile esclusivamente a Yushenko in preda ormai ad un delirio filo-occidentale che lo conduce a cercare un conflitto aperto con Mosca, condizione essenziale per invocare un aiuto da parte della Nato e dell’Unione europea. La Russia dal canto suo, continuando a minacciare l’Europa e denunciando contemporaneamente di essere vittima dell’ostilità ucraina, si pone innanzitutto l’obiettivo di costringere Bruxelles a sposare le ragioni del gasdotto South Stream, abbandonando definitivamente l’idea di un gasdotto alternativo, tutto europeo, che estrarrebbe la preziosa energia al di fuori dei territori controllati da Mosca: l’arcinoto Nabucco. Non tutte le carte però sono state giocate da parte di tutti e forse la disfida del gas riserverà dopo le presidenziali ucraine nuove sorprese.